Twin Peaks 3×17 e 3×18 – Recensione

Ritorno a Twin Peaks. Il confronto tra Bob e Cooper è prossimo e questa volta ne resterà solo uno.

Ritorno a Twin Peaks. Il confronto tra Bob e Cooper è prossimo e questa volta ne resterà solo uno.

Twin Peaks 3x17 e 18
Twin Peaks 3×17 e 18

[Attenzione! L’articolo può contenere spoiler!]

Sinceramente, non volevo ancora che finisse.

Ho atteso molto prima di concedermi di guardare l’epilogo di “Twin Peaks”. Dopo aver aspettato anni per un seguito, non tolleravo di ritornare nel cimitero dei telefilm, quella dimensione sospesa in cui non si sa più nulla dei propri beniamini. Fino a quando sarebbero esistite quelle ultime due puntate, “Twin Peaks” non sarebbe davvero mai finito per me (aka “cullarsi nelle illusioni”).

Ogni cosa ha una fine (tranne X Files)

Alla fine, tuttavia, ho dovuto cedere alla curiosità per scoprire quale destino fosse spettato agli abitanti di Twin Peaks e, come capita spesso con David Lynch, il finale è stato ricco di colpi di scena.

Se la domanda cardine delle prime stagioni di “Twin Peaks” era Chi ha ucciso Laura Palmer?, in questo revival è stata sicuramente Quali segreti nascondeva il Maggiore Briggs?. Infatti, motore delle vicende sono proprio le profezie che il padre di Bobby ha lasciato in eredità al mondo, consapevole della sua inevitabile dipartita. E Gordon, proprio al crepuscolo delle vicende, svela l’ultimo grande segreto di Briggs: l’esistenza dell’entità malvagia Jowday, ribattezzata Judy. Infatti, pare proprio che Gordon, Dale, Jeffries e Briggs avessero intenzione di rintracciarla e trovarla, ma per quale scopo non viene chiarito.

Come un domino, però, succede qualcosa prima a Dale Cooper, poi al Maggiore Briggs, per non parlare dello stesso Phillips Jeffries che non esiste più realmente. Uno ad uno chi era sulle tracce di Judy è scomparso o morto, molto probabilmente eventi frutto dei piani di quest’entità, piuttosto che semplici coincidenze.

Son figo, son bello, son l’unico ad esser così fortunello!

Jowday, descritta come una potente creatura malvagia, infatti, potrebbe avere le risorse per muovere i fili delle vicende, generando quindi una sorta di effetto farfalla devastante che apparentemente non la vede direttamente coinvolta in esse. Un essere che dà solo una piccola spinta ad un evento e tutto cambia un po’ in peggio. Quale entità avrebbe questa forza, se non la Madre? Non viene espresso direttamente, ma la figura della Madre coincide perfettamente con quella di Judy, oltre che avere un senso in quanto più volte apparsa o richiamata in questa stagione.

Preda di questa consapevolezza, un’ombra cade sugli eventi generali di “Twin Peaks” e la morte di quella che fu una semplice sedicenne, come abbiamo ormai ben compreso, nasconde uno spiraglio attraverso le porte dell’incubo, dei sogni e di universi interi.

Laura Palmer

La morte di Laura Palmer, incarnazione della luce e del bene, sembra essere stato il tentativo di sviare l’opera del Fuochista che aveva creato la giovane per un motivo più alto: contrastare la tenebra generata dalla Madre, incarnata da Bob ed altri esseri malvagi. Con l’intervento di Bob, che possiede suo padre Leland, Laura viene contaminata, deviata (a seguito degli stupri e delle violenze iniziati intorno ai dodici anni) ed infine uccisa.

Bob si introduce nella camera di Laura [Fuoco cammina con me].
È stato un semplice caso che le strade di Laura e Bob si siano incrociate oppure casualmente Bob è stato indirizzato verso Laura? Dopo quanto scoperto in questa stagione, non possiamo ritenere sia solo una coincidenza. Alla nascita della giovane, la tenebra di Bob ha riconosciuto la luce che era Laura e ne è stato attratto, tentando inevitabilmente di spegnerla. Laura, finché viva, era solo una pedina inconsapevole in un piano più grande, mentre possiamo supporre che Bob abbia seguito solo il suo istinto di distruzione, più che rincorrere un qualche volere superiore. “Twin Peaks” è, dunque, una complessa scacchiera in cui si svolge l’eterna lotta del bene e del male.

In tutto questo, appare quasi ovvio che la bambina che nell’episodio otto ingurgita l’insetto-rana sia davvero Sarah Palmer. Ciò spiegherebbe in effetti le sue doti paranormali oppure che proprio queste abbiano impedito all’essere di dominare la donna. Com’è possibile, però, che solo adesso “il male” si sia manifestato in Sarah? In fondo, così come aveva impiegato anni per schiudersi, la creatura potrebbe aver atteso a lungo all’interno della donna per ottenebrarla e sostituirne la coscienza, così come Bob aveva impiegato diverso tempo per sostituirsi quasi totalmente alla volontà di Leland. Forse è stata proprio la morte di Laura ad incrinare inevitabilmente lo spirito di Sarah e a fornire, quindi, una breccia per la completa possessione. Potrebbe allora non essere la Madre l’essere che infesta Sarah, bensì un altro potente spirito maligno come Bob, ma strettamente legato ai voleri della sua creatrice.

All’epilogo, il genio di David Lynch arriva, quindi, a riscrivere l’intero universo di “Twin Peaks” e lo fa partendo della sue radici. Là dove tutto è iniziato, su una piccola spiaggia di Twin Peaks. Infatti, se pensavamo che il finale fosse occupato dal grande scontro tra Dale e Bob, Lynch disattende completamente le nostre aspettative, rivelandoci invece il vero ed ambizioso fine dell’Agente Cooper (e dell’intera serie): salvare Laura Palmer!

Con la dipartita del suo doppio e di Bob, risolto in una lotta tanto violenta e surreale quanto rapida tra Freddie e lo spirito (un inquietante redivivo Frank Silva in tutta la sua potenza), Dale attraversa il velo delle dimensioni e torna indietro nel tempo per riscrivere il passato. “Il passato decide il futuro” afferma lapidario Cooper prima d’intraprendere il suo viaggio, con il dubbio che potrebbe non conoscere mai più gli abitanti di Twin Peaks. Ad accompagnarlo lungo la strada sono prima Gordon e Diane, rivelate le sue vere sembianze sotto le spoglie di Naido (il cui look è un omaggio alla stessa Loggia Nera: capelli rossi e unghie bianche e nere), e poi Mike che con la poesia di Bob ci introduce e ci trasporta là dove tutto è iniziato…

Con un evocativo bianco e nero, riviviamo la travagliata notte in cui Laura sta andando a morire, tratta dalla pellicola Fuoco cammina con me. Bianco e nero. Il colore del passato e dell’inevitabile. Prima ancora di morire, la ragazza è già una vittima che si sta gettando in pasto ai lupi, ma qualcosa interrompe il suo “miglio verde”: Dale. Questo evento anomalo dà colore alla scena e riscrive il tempo. Siamo nel passato o nel futuro? Siamo in entrambi. Siamo Ora.

“Stiamo tornando a casa.”

Cooper e Laura non si sono davvero mai visti in carne e ossa, dato che è proprio la morte di Laura a condurre Cooper a Twin Peaks, ma la giovane lo riconosce lo stesso. “Ti ho visto in un sogno… sussurra Laura sulle note struggenti di Badalamenti, mentre si appresta ad afferrare la mano di Cooper. Qualcun altro, però, si accorge di Dale. L’entità che dimora dentro Sarah interviene, accompagnato da un sospetto frinire d’insetto, e fa sparire Laura, non solo dal passato, ma la strappa dalla realtà, rimembrandoci il rapimento di Laura dalla Loggia durante il primo episodio.

La ragazza, però, non viene cancellata dall’esistenza, bensì viene semplicemente spostata, allontanata da Dale e dal suo ruolo. L’ultima puntata, quindi, è dedicata al ritorno a casa, a cercare di rimettere le cose come prima, per qualcuno funziona, come i Jones che riottengono il loro Dougie, ma per altri è impossibile, come Diane che non riesce neppure a guardare Dale senza ripensare al suo stupro. E con un finale disarmante e sospeso, David Lynch cala il sipario.

Scream queen!

Con il suo finale che pare più un inizio di una termine, il regista ci riempie più di domande che di risposte e ci lascia letteralmente a bocca aperta, al pari dell’urlo di Laura che ci immerge nelle tenebre del dubbio e di un’attesa che non avrà mai fine. Che fine ha fatto Audrey? Bob è davvero morto? Che ne sarà di Laura e Cooper? Chi possiede Sarah? Perché mi sto facendo ancora del male?

Lynch ci lascia in sospeso come se non fosse necessario dire altro, liberi di dare una nostra interpretazione a ciò che abbiamo assistito durante questa terza stagione.

Durante una videoconferenza in Serbia, Lynch ha dichiarato che non esclude una quarta stagione, sebbene non si voglia affatto sbilanciare. “È troppo presto per dire se ci sarà una quarta stagione” afferma “Se sarà il caso, sarà necessario attendere qualche anno comunque. Per la sceneggiatura della terza stagione ho impiegato quattro anni e mezzo”. E a queste parole, non so a voi, ma mi pigliano tutti i mali del mondo…

Secondo Lynch, infatti, ai fan di “Twin Peaks” non dovrebbero aver bisogno di una nuova stagione per rispondersi ai tanti interrogativi rimasti in sospeso. “Ciò che conta è che ognuno di noi immagini la sua personale versione.” continua il regista “Molte cose nel corso della vita arrivano senza ragione e dobbiamo sempre tirare le nostre conclusioni”.

Se volete ringraziare a voce David Lynch, non avete altro da fare che andare a Roma il 4 novembre nell’Auditorium Parco della Musica per la Festa del Cinema 2017. Per partecipare all’evento sono esistiti dei biglietti, in prevendita dal 19 ottobre, ma nel giro di qualche ora sono spariti. Miei piccoli horror nerd, non ci resta che appostarci nell’ombra dell’Auditorium e sperare.

Speriamo di no, Laura!