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L’amabile parentesi folk tra Longlegs e The Monkey. La recensione di Keeper – L’Eletta

Keeper è un film folk horror del 2025 diretto da Osgood Perkins e scritto da Nick Lepard. Nell’esiguo cast troviamo Tatiana Maslany, Rossif Sutherland, Birkett Turton e Eden Weiss. La pellicola è uscita in home video in 4K UHD e Blu-ray il 2 luglio con Eagles Pictures. Negli extra è disponibile l’intervista a Oz Perkins. 

Liz è fidanzata da un anno e per festeggiare il primo anniversario passerà il weekend nella baita di Malcom, il suo ragazzo. L’atmosfera è strana, un’amica della ragazza le instilla dubbi sull’autenticità di questa relazione. Una strana torta al cioccolato preparata dal custode della casa li attende al loro arrivo. Uno sgradevole cugino, loro vicino, non esita a importunarli. Liz in questa strana e instabile situazione inizierà ad avere delle visioni e percepire presenze sinistre.

Prima di inoltrarci nell’analisi di questo nuovo horror di Perkins va fatta una premessa importantissima per i detrattori e i delusi. I film vanno contestualizzati, se proprio si vuol avere l’ardire e la presunzione di dargli un valore. Se il favorito di una maratona arriva secondo, tutti rimangono delusi, ma se si scopre essere arrivato secondo nonostante un infortunio, il giudizio si ribalta facendolo diventare un eroe. In questo caso è Oz il favorito, sul podio più alto per i fan dell’horror, pronto ad essere buttato giù per frustrazione personale dall’ignavo popolo della rete.

Il mondo del cinema è pieno di imprevisti e accadimenti nascosti che l’ignaro o ignorante pubblico non si sogna nemmeno. Per questo voglio rivangare l’episodio avvenuto con Demonic di Neil Blomkamp, il regista per non rimanere fermo durante la pandemia covid, tirò su questo film horror super-lowbudget (1,5 milioni di dollari) con un minuto gruppo di attori e collaboratori fidati. Il risultato è un film gradevole, con ottimi spunti narrativi dove è riuscito a sperimentare una nuova tecnica 3D chiamata Volumetric Capture, per la prima volta usata in un film. Nonostante ciò, i suoi fan che si aspettavano un nuovo “Distric 9”, rimasero delusi.

Keeper ha la stessa genesi, ma con 6 milioni di dollari a disposizione. Anche in questo caso, il cineasta che di solito scrive le sceneggiature da solo non poteva lavorare in quanto aderente al lungo sciopero degli sceneggiatori del 2023 a Hollywood (Writers Guild of America, WGA). Era all’opera su The Monkey e per non tenere tutta la troupe e gli attori in sospeso, fece scrivere la sceneggiatura a Nick Lepard, sceneggiatore canadese non iscritto al sindacato americano (quindi non soggetto alle regole dello sciopero).

E così nasce Keeper, in un momento di pausa. C’è chi nelle pause della propria vita fissa un muro, chi guarda i lavori in corso come un umarell e chi soffre di bulimia cinematografica come il nostro “Psicho Jr.” e non si cura di avere il giusto budget, gli attori perfetti e semplicemente occupa il suo tempo a fare cinema. Per fortuna nostra, Oz ama fare gli horror.

Inutile dire che il film è girato benissimo, Perkins non ha paura di cambiare e di distanziarsi stilisticamente dai riuscitissimi Gretel & Hansel, Longlegs o The Monkey. Si diverte portandoci in una casa in mezzo ai boschi che è essa stessa un “piccolo bosco”, un minimondo di legno e vetro dove troviamo aperture (le finestre da cui potremmo essere osservati) e ostacoli, le pareti che costringono in una gabbia claustrofobica. Un’architettura contemporanea “a vetrate”, isolata nel bosco dove il design aperto e geometrico genera esposizione, paranoia e un senso di disorientamento spaziale.

Keeper in effetti è una piccola storia folk horror, un incipit che potrebbe non soddisfare chi cerca una storia articolata e profonda. Ma con questo breve frammento di scrittura, Oz riesce intelligentemente a regalarci per i primi 70 minuti della pellicola una meravigliosa rappresentazione horror sui rapporti amorosi e la paura di iniziare una nuova relazione. Dove tutto è incerto, la fiducia è un dono dato senza garanzie e ogni semplice gesto genera nella mente mille dubbi e domande. Quanto conosciamo il nostro partner? Gli piacciamo davvero? Ci nasconde qualcosa? Questo senso di inquietudine è rappresentato abilmente e aiuta a vivere in maniera terrorizzante alcuni momenti davvero creepy e jumpscare che gelano il sangue.

Keeper sul finale si concede di essere didascalico ed esplicito, accontentando chi di un racconto vuol sapere tutto e spegnendo così la componente di angoscia orrorifica che ci aveva tenuto col fiato in gola fino a quel momento, tramutando il genere in qualcosa di più fantasy-horror alla Guillermo Del Toro. Non a caso il regista messicano ha apprezzato la pellicola definendola: “Horror origami che si ripiega abilmente su se stesso”

Personalmente ho apprezzato il breve viaggio fatto con Keeper, grazie all’originale e scostante interpretazione dei protagonisti, all’angoscia ambientale degli spazi e a un sofisticato occhio per le inquadrature. Il film colpisce per l’estetica di Oz e la sua capacità di attingere al mondo del j-horror e alle creature magnifiche del maestro dei fumetti horror giapponese Junji Ito.

Rivolgendomi agli amanti delle classifiche, dei confronti e dei primati: Keeper non era in programma e, forse, non sarebbe dovuto neanche esistere. Oz Perkins avrebbe potuto aspettare e non fare nulla fino alla ripartenza della produzione di The Monkey; invece ci ha regalato un leggero e amabile horror, pregno di significato psicologico. Dalle mie parti si dice: “Piutost che nient, l’è mei piutost”.

Titolo: Keeper – L’Eletta
Titolo originale: Keeper
Regia: Oz Perkins
Attori: Tatiana Maslany, Rossif Sutherland, Birkett Turton, Eden Weiss
Paese: Stati Uniti
Anno: 2025
Genere: Horror
Durata: 99 min