Twin Peaks: Il Ritorno – Recensione episodio 3×12

Tutto converge verso Twin Peaks. A pochi passi dalla fine, stiamo tornando infine a casa.

[Attenzione! L’articolo può contenere spoiler]

Mai come questa puntata ci fa comprendere come Twin Peaks non sia solo una semplice serie televisiva, ma sia un mondo a sé, fatto di mitologie, vite intrecciate ed eventi accaduti o che non lo sono ancora. Questo revival abbraccia tutto, dalla due stagioni precedenti al film Fuoco cammina con me e al libro The History of Twin Peaks. È tutto lì. Bisogna avere solo la pazienza d’aspettare, cosa che il telespettatore medio non ha in abbondanza purtroppo.

Ecco, quindi, che, inserendo Tammy nel progetto “Rosa Blu”, Albert ci chiarisce cosa siano e cosa comporta indagare su di essi. Infatti, di tutti gli agenti coinvolti, solo Albert non è né morto né scomparso. Chi vuole intendere intenda, Tammy, gli altri tutti in camper.

Comprendiamo, allora, che una “Rosa Blu” è un caso legato al soprannaturale e al mistero, un X-File, che non ha una spiegazione comune. Proprio come lo fu il caso di Laura Palmer tempo addietro. Infatti, ricordiamo bene come lo stesso Dale classificò l’omicidio di Teresa Banks come un caso “Rosa Blu” in passato. Con tutti questi intrighi e pericoli, Gordon e Albert decidono di serrare i ranghi, in un momento in cui nel loro stesso team hanno una “serpe” pronta a mordere, ovvero Diane, il cui ruolo non è del tutto limpido ancora.

I casi “Rosa blu”, però, hanno solo il secondo posto nella scala dell’inquietudine. Il primo se lo merita tutto Sarah Palmer, la madre di Laura, che tra la scenata al supermercato e la visita a casa Palmer di Hawk ci fa capire che c’è poco da stare tranquilli. Sarah non è solo un legame con il passato, con Laura, ma è un diretto collegamento con il paranormale e le tenebre che avanzano a Twin Peaks. Ricordiamo bene le sue visioni, spesso legate persino a Bob, che tormentavano la donna e facevano sobbalzare tutti noi. Ora Sarah assume un ruolo inquietante, oscuro proprio in un momento in cui vorremmo essere tranquillizzati da una speranza. Con Dale in “coma” e Bad Cooper che avanza, chi ci salverà? Forse, proprio Gordon e Albert che, decifrate le coordinate, scoprono condurre proprio a Twin Peaks.

Così come a Twin Peaks sono giunte alla fine le chiavi della stanza di Dale. Tutto sta ormai per convogliare verso la cittadina.

Infine, in questa puntata, non sarà successo molto, ma finalmente il mistero di “Dov’è finita Audrey?” è finalmente svelato. Audrey è sempre rimasta lì a Twin Peaks, si è sposata con un buffo ometto, Charlie, che tradisce alla luce del sole con Billy, molto probabilmente fatto sparire da Richard Horne. La sua scena è grottesca e diversamente corta, ma non importa. Riabbiamo la nostra Audrey, e se ce lei, caro Lynch, mi devi una ship lunga 25 anni tra Audrey e Dale!

Aumentano, inoltre, i sospetti sulla sua maternità riguardante Richard Horne. Ad aumentarceli è proprio lo sceriffo Truman, rivolto a Benjamin di cui Richard è il nipote, con le parole “non ha mai avuto un padre”. Tra il suo comportamento disfunzionale e questa frase, ormai mi sento proprio di dire che sia Cooper/Bob suo padre, ma lo sapremo solo vivendo. Anzi, vedendo.