Twin Peaks 3×15 – Recensione

55L’inizio della fine per “Twin Peaks”. Ecco la recensione della “Parte 15” del revival.

Twin Peaks 3x15 - Recensione
Twin Peaks 3×15 – Recensione

[Attenzione! L’articolo può contenere spoiler!]

“It’s time. There’s some fear in letting go.” Con queste parole Catherine E. Coulson, la nostra amata Signora Ceppo, si congeda a noi per l’ultima volta e lo spettatore, come Hawk, Bobby, Lucy, Andy e Truman, non può fare altro che restare in silenzio. La fine è prossima. Il tempo si sta esaurendo, il passato ci lascia e non ci restano che pochi passi nel futuro. Questo episodio “in memoria di Margaret Lanterman” è l’inizio della fine.

“Noi la chiamiamo La Signora Ceppo.”

L’episodio introduttivo ne è un chiaro esempio. Dopo un’attesa durata 25 anni, sembra concludersi nel modo più lieto la storia tra Norma ed Ed. Nadine, infatti, ispirata dal Dottor Jacoby, lascia andare il suo grande amore perché possa ricongiungersi con la donna che ama. Come per l’addio della Signora Ceppo, il bacio di Ed e Norma chiude un’era nell’universo di “Twin Peaks”. Proprio come il rifiuto di Norma a piegarsi alle esigenze del consumo: la donna resterà a Twin Peaks nel suo Double R, insieme ad Ed. Tutto è come dovrebbe essere.

La svolta verso la fine della serie è scritta persino nel volto di Dale Cooper che, all’udire il nome di Gordon Cole in “Viale del tramonto”, abbandona l’espressione vacua di Dougie. Una reminiscenza lo percuote e, ipnotizzato dalla presa di corrente, così simile al portale d’uscita della Loggia Bianca e a quello da cui era emerso nella nostra realtà, decide di infilarci una forchetta. Sarà sufficiente questo a risvegliare Cooper?

La corrente elettrica, fonte d’energia e catalizzatrice di forze, potrebbe essere il mezzo per riottenere il nostro Dale. Oppure no. Potremmo ritrovarci in un altro momento di stasi, di blocco, lo stesso in cui vive la nostra Audrey. Le sue scene, sempre ripetitive e senza scopo, hanno assunto ormai un alone di “doppio senso”, cioè come se ci fosse dell’altro sotto quello che stiamo osservando. Tuttavia, spezza il cuore notare la foto di Dale nella sua casa, un ricordo che non è tramontato nonostante gli anni.

Quanto ci fai soffrire Lynch!

Allo stesso modo attendevamo, o per meglio dire speravamo, nel ritorno di David Bowie nelle vesti di Phillip Jeffries, ma le nostre aspettative sono state disattese. Lynch, oltre a regalarci altre immagini d’archivio, trasmuta Jeffries in un’indecifrabile macchina, simile a una teiera, qualcosa di già visto nella Loggia Bianca.

A Dutchman’s, in quello che appare come un crocevia di dimensioni, proprio sopra ad un convenience store, Bad Cooper incontra Jeffries. Chi è Judy, questo contatto di cui parla Jeffries che il doppio dovrebbe già conoscere? E come è possibile che Bad Cooper non lo ricordi? Bosomy Woman (l’ambigua donna che accoglie Bad Cooper), i Woodsmen e The Jumping Man (personaggio tratto da “Twin Peaks: Missing Pieces” sul cui viso appaiono i lineamenti di Sarah Palmer) sono le guide e i passaggi che Bad Cooper deve “attraversare” per giungere da Jeffries e così sbloccarsi per raggiungere la sua meta. E dove porteranno quelle coordinate, se non a Twin Peaks?

Ancora un altro passo, ancora un’altra attesa prima di una nuova puntata.

Ma quanto è lunga una settimana?!