American Horror Story: Cult 7×07 – Recensione

Il prezzo della propria eredità. Ecco la recensione del settimo episodio di “American Horror story: Cult”: Valerie Solanas è morta per i vostri peccati.

[Attenzione! L’articolo può contenere spoiler!]

All’apparenza sembra un fatto del tutto scollegato alle vicende che stiamo osservando. In fondo, che legame c’è tra il tentato omicidio di Andy Warhol e l’ascesa al potere di Kai Anderson? Due eventi diversi, due epoche distanti, eppure passato e presente si intrecciano per suonare una melodia simile.

Il 3 giugno 1968 Valerie Solanas, attrice e attivista statunitense, spara all’artista Andy Warhol con l’accusa d’esercitare troppo potere sulla sua vita.

Valerie Solanas spara a Andy Warhol
Valerie Solanas spara a Andy Warhol

Tuttavia, quello che pare una semplice atto vendicativo si trascina alle spalle qualcosa di ben più oscuro. Infatti, Solanas è a capo del movimento noto come SCUM (in inglese, “sporco”), il cui obiettivo centrale è quello d’emancipare la donna e rovesciare la cultura patriarcale attraverso, letteralmente, la soppressione del maschio. Infatti, a lungo la sigla SCUM viene tradotta come l’acronimo di “Society for Cutting Up Men” (Società per l’eliminazione degli uomini), sebbene Solanas ripudiò tale interpretazione.

Attraverso le memorie di Bebe Babbitt (un’attesissima Frances Conroy), amante di Solanas, riviviamo il percorso della SCUM e della sua fondatrice. Da subito, tuttavia, è chiaro come il movimento sia radicale e fanatico nelle sue convinzioni. Perciò, dalle parole ai fatti il passo è ancor più breve e la setta inizia ad uccidere coppie di fidanzati per mandare il proprio messaggio di “ribellione”. Inoltre, Ryan Murphy inserisce qui un altro forte collegamento tra le serie dopo Twisty il Clown, nominando il Killer dello Zodiaco, già visto presenziare alla Notte del Diavolo in American Horror Story: Hotel, che si appropria dei delitti della SCUM.

Zodiac siede al tavolo di March, durante la Notte del Diavolo, insieme agli altri famosi serial killer

Questo traccia la discesa nel fallimento per la setta e nella follia per Solanas, i cui intenti vengono perduti nel tempo e la sua eredità e ricordo sono legati e cancellati dalla figura di Andy Warhol, il primo e simbolico uomo che avrebbe voluto far sparire con le sue idee.

Nonostante la storia sia raccontata per tracciare le differenze tra la SCUM e i Clown del Caos, sono le uguaglianze che saltano all’occhio. Questa puntata, infatti, marca il passaggio della trasformazione del gruppo da movimento politico reazionario ad una vera e propria setta. Sebbene fin dall’inizio Kai fosse il leader carismatico e abbia usato l’omicidio come strumento, si trattava di un gruppo ristretto di persone consapevoli del motivo per cui agivano, fatto coincidere con il desiderio di cambiare il Paese.

Tuttavia, ora che Kai è diventato un martire e un punto di riferimento esterno ai Clown, mette in “crisi” il gruppo stesso. O almeno, una parte di esso. Non è certo un caso che Andy Warhol e Kai siano interpretati da Evan Peters, davvero magistrale in entrambi i ruoli: come Warhol (per Solanas) vuole sminuire la figura femminile nella società, così anche Kai relega le donne della setta a ruoli minori, nonostante alle sue origini il genere non fosse un fattore rilevante. Anzi, Beverly e Winter erano sicuramente i bracci destri di Kai.

Andy Warhol- Evan Peters
Andy Warhol- Evan Peters

Kai ha iniziato a tracciare un pericoloso cammino che sembra condurlo al centro di un vero e proprio culto, piuttosto che un movimento politico. Riuscinarà, però, a mantenerne il controllo?