Scare Campaign – Recensione

Scare Campaign dei Cairnes Bros: un gioco di specchi dove realtà e finzione si scontrano in uno show televisivo.

Scare Campaign - Recensione
Scare Campaign – Recensione

Potrebbe essere definito “effetto matrioska” quello che inscenano i Cairnes Bros (Cameron e Colin), australiani, un gioco senza fine della videoclip dentro alla candid camera dentro lo show dentro al film. Strumenti di videoregistrazione diversi tra loro, cronologicamente sintetizzanti e probabilmente in rotta di collisione nel momento in cui scrivo. Andando a ritroso in questa fantomatica catena alimentare, il film è Scare Campaign – la bambola russa più grande che contiene tutte le altre – prodotto nel 2016 da Julie Ryan. Il dietro le quinte ce lo ha descritto il nostro Giovanni Mastronardo, che ha colto l’occasione per accompagnare l’articolo con il video di presentazione firmato Midnight Factory, un excursus attraverso il lavoro su effetti speciali e trucco.

Il titolo rimanda invece direttamente al nome fittizio dello show in cui vengono architettati scherzi a sfondo orrorifico che sono dei veri e propri set cinematografici. Un po’ come quelle compilation che stanno girando di recente su YouTube in cui dei clown si divertono a terrorizzare i passanti, ne avrete di certo sentito parlare. Scare Campaign è il titolo posticcio che riassume l’idea dello spettacolo tv in voga, l’audience assicurata dal sangue in presa diretta e per questo garanzia di successo. Show televisivo che entra in crisi solo dopo che una ondata di videoclip virali (ed amatoriali) ne hanno messo in discussione lo share. La trovata dei produttori è allora quella di coinvolgere il proprio pubblico in un gioco di specchi in cui l’immagine riflessa sulla celluloide non sia mai decifrabile e dove la vittima designata rimbalzi vorticosamente come in un flipper. La carneficina può allora avere inizio fino al tragico, sanguinolento epilogo.

La dinamica messa in atto ricorda quella dell’ultima stagione di American Horror Story: Roanoke, in cui realtà e finzione, finzione e realtà insistevano a mescolarsi vicendevolmente, cedendosi il passo lungo tutta la narrazione. Anche la formula utilizzata dai fratelli Cairnes è quella del mockumentary, ma il mash-up con altri generi è d’obbligo per un lavoro che si dipana su diversi livelli facendo coesistere il ghost-movie, lo slasher e la gang mascherata stile La Notte del Giudizio (2013). L’imput voyeuristico sembra invece provenire dalla lezione di Rob Zombie, dove in 31 (2016) spettacolo e mattanza si sovrappongono fino a diventare una cosa sola, una carneficina sovvenzionata da ricchi parrucconi assetati di violenza. Nel lavoro di Zombie, oltre ad essere caratterizzato da alcune specificità che sono marchio di fabbrica del regista stesso, il contenuto politico è senza dubbio alcuno evidente (sul mio blog, l’articolo sul film lo intitolai non a caso “Trump-Head: the show must go on”); Scare Campaign si ferma un passo prima, limitandosi ad una minimale lettura dei gangli dell’industria dell’intrattenimento, in quella zona d’ombra che è anche limite tra concreto ed artefatto.

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Titolo: Scare Campaign
Titolo Originale: Scare Campaign
Regia:Cameron CairnesColin Cairnes
Attori:  Meegan WarnerIan MeadowsOlivia DeJonge, Josh Quong Tart, Patrick Harvey, Cassandra Magrath, Steve Mouzakis, John Brumpton, Sigrid Thornton
Genere: Horror/Thriller
Anno: 2016
Paese: Australia