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Cinque anni chiusi in casa: cosa nasconde davvero il thriller Netflix con Greta Lee e Wagner Moura

Se hai appena finito The Last House e sei rimasto con più domande che risposte, sei in buona compagnia. Il nuovo film Netflix diretto da Louis Leterrier — arrivato in streaming il 7 agosto 2026 — racconta di una famiglia che si ritrova improvvisamente sigillata dentro casa, senza via di fuga, costretta a resistere a una minaccia misteriosa mentre le risorse si esauriscono (Sky TG24). Cerchiamo di mettere ordine tra creature, camino, finale e le voci su un possibile sequel.

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Di cosa parla il film

Protagonisti sono i Delgado: Jason (Wagner Moura), un ingegnere disoccupato, e la moglie Ann (Greta Lee) vivono in periferia di Seattle con i figli Graham e Ruth. Quando ogni porta e finestra di casa risulta sigillata da una forza invisibile — e lo stesso accade in tutto il quartiere — la famiglia scopre di non poter più comunicare con l’esterno, mentre fuori si muovono sagome indistinte nella pioggia incessante. Il film era stato annunciato nel maggio 2024 con il titolo di lavorazione “11817”.

Cosa sono davvero le creature

Niente alieni: secondo il regista Louis Leterrier, le entità che assediano i Delgado sono antichi abitanti degli oceani, presenti sulla Terra molto prima dell’uomo, riemersi dopo che l’umanità ha inquinato l’ambiente e surriscaldato i mari — “stiamo vivendo sul loro pianeta”, ha dichiarato a Netflix Tudum. Il production designer Kevin Jenkins racconta che la forma della creatura — fluida, quasi in equilibrio sui propri tentacoli come su due gambe — è nata già nelle prime bozze consegnate al regista, ispirandosi al principio (caro a Lo squalo, Alien e La Cosa) di mostrare il meno possibile per lasciare lavorare l’immaginazione dello spettatore (Netflix Tudum). Sul set è stata realizzata anche una creatura pratica in silicone, mossa da un pupazzaro dentro la casa allagata, poi rifinita in digitale.

Come sopravvive la famiglia per cinque anni

Il salto temporale è uno degli elementi più discussi: i Delgado restano intrappolati per oltre cinque anni, e la chiave della loro sopravvivenza è il camino, l’unico punto debole della barriera che li imprigiona. Da lì Jason costruisce trappole per catturare piccoli animali (sul set la troupe chiamava la tecnica “chimney fishing”) e un sistema di raccolta dell’acqua che irriga le coltivazioni ricavate dentro casa, mentre quasi ogni oggetto — dalle biciclette agli elettrodomestici — viene smontato e riutilizzato per restare vivi (Netflix Tudum).

Perché le creature aprono le porte nel finale

Il punto di svolta arriva quando Jason smette di reagire con la forza: le creature liberano la famiglia solo nel momento in cui lui abbassa le armi, fidandosi dell’intuizione della figlia Ruth, che per prima capisce che le entità stanno comunicando e non semplicemente attaccando. In un’intervista a ScreenRant, Wagner Moura ha spiegato che per tutto il film Jason non ascolta la figlia, rispondendole con la tipica arroganza degli adulti verso i bambini, mentre lei aveva ragione fin dall’inizio — e la scelta finale del personaggio nasce proprio dal fatto che, oltre a non voler più uccidere nessuno, decide finalmente di darle ascolto (JustJared/ScreenRant). Per Leterrier è il cuore tematico del film: le creature non vogliono conquistare l’umanità, vogliono insegnarle a condividere il pianeta invece di dominarlo.

Chi dice “Hello” nella scena finale

Prima dei titoli di coda, la famiglia lascia la casa via mare e lancia un SOS via radio chiedendo se ci sia qualcuno là fuori: una voce gracchiante risponde “Hello”. Leterrier ha confermato a Netflix Tudum che quella voce appartiene a una persona “molto, molto iconica”, senza però svelarne l’identità — un cliffhanger pensato apposta per far discutere il pubblico. Sul destino del resto del mondo il film resta volutamente vago: il regista ha detto di ritenere plausibile che altri gruppi umani, magari su edifici alti o zone sopraelevate, siano sopravvissuti altrove.

Ci sarà un sequel di The Last House?

Al momento Netflix non ha confermato The Last House 2: il film era stato sviluppato e presentato come un lungometraggio autonomo, e né la piattaforma né le società di produzione hanno comunicato che faccia parte di un franchise (4pareteita.it). Il finale, però, lascia la porta aperta — letteralmente: quel misterioso “Hello” finale conferma che altri sopravvissuti esistono, e il mondo fuori dalla casa resta quasi del tutto inesplorato.

Interpellato sul tema, Wagner Moura ha dichiarato di non sapere se un sequel sia in cantiere, ma di essere disponibile a tornare nei panni di Jason se il progetto dovesse concretizzarsi (JustJared/ScreenRant). Va detto che il film non sta raccogliendo consensi unanimi dalla critica: su Rotten Tomatoes il punteggio oscilla nei primi giorni tra il 28% e il 43% a seconda del momento della rilevazione (le recensioni sono ancora in arrivo), con un dato più recente di 28% su 47 recensioni e media di 4,6/10 (Eastern Herald) — un elemento che potrebbe pesare sulle decisioni di Netflix riguardo a un eventuale seguito, anche se il film ha comunque raggiunto la vetta della classifica globale della piattaforma in meno di 48 ore.

Dietro la macchina da presa

Il film è diretto da Louis Leterrier, già dietro alcuni episodi di Lupin, a Now You See Me, Fast X e al recente Tron: Ares (Libero.it), mentre la sceneggiatura porta la firma di Matthew Robinson. Nel cast, oltre a Greta Lee e Wagner Moura, figurano Riley Chung, Emma Ho, Noah Alexander Sosnowski e Gabriel Barbosa nei doppi ruoli dei figli, prima e dopo il salto temporale di cinque anni.