L’esorcista – Recensione

Il più antico scontro tra bene e male nel film più famoso sulla possessione. La recensione de L’esorcista di William Friedkin.

L'esorcista - recensione
L’esorcista – recensione

L’esorcista è un film horror del 1973 diretto da William Friedkin, il più famoso del genere esorcismi e che è stato capostipite di tutti gli altri a seguire. L’esorcista è un indiscusso capolavoro, merito degli effetti speciali piuttosto all’avanguardia per l’epoca in cui fu girato, infatti fece molto scalpore e non mancarono le censure. L’argomento trattato dal film è molto delicato, e ancor più lo era allora, dato che tratta la possessione demoniaca, la cui esistenza viene inizialmente messa in dubbio dagli stessi protagonisti.

L’esorcista narra della possessione della piccola Regan MacNeil (Linda Blair), figlia adolescente dell’attrice di cinema Chris MacNeil (Ellen Burstyn). Inizialmente ritenuta una malattia nervosa dai medici, pian piano la madre si accorgerà di quanto oscura e maligna sia la degenerazione di Regan, ben lontana dalla semplice patologia. Chris si rivolgerà quindi a Padre Damien Karras (Jason Miller), un prete-psicologo inizialmente scettico e che ha perso la fede, per cercare di debellare il male nella figlia..

Ciò che salta immediatamente all’occhio è lo scenario che apre il film: vediamo un’alba in Iraq, con in sottofondo la preghiera musulmana del mattino. Questa prima parte ambientata in Oriente ha come protagonista Padre Merrin (Max von Sydow), un missionario che rinviene lì un’antica statua di Pazuzu, il Demonio, e ne rimane profondamente scioccato. Questa parentesi iniziale si chiude col tramonto e con la preghiera serale musulmana, proprio a chiudere perfettamente il cerchio temporale, inaugurando una dicotomia luce/tenebra che sarà portante per tutto il film.

L’esorcista, infatti, si basa su diversi dualismi, primo fra tutti quello bene/male che, però, non rimane così netto e anzi si mescola, come ad esempio nel caso di Padre Karras. Egli, pur essendo un prete, afferma di aver perso la fede e confessa a un collega di non riuscire più a far bene il suo lavoro. Anche quello ricchezza/povertà è un binomio interessante da analizzare. Dopo la parte iniziale in Iraq, la scena si sposta su Regan e Chris e soprattutto sulla vita benestante di quest’ultima, sui suoi party e sul suo lavoro di attrice. D’altro canto, invece, abbiamo Padre Karras, intendo ad andare a trovare la madre che vive in un quartiere molto povero ed è malata e sola, ma si rifiuta di ricoverarsi in una casa di cura.

Forse questo contrasto ricchezza/povertà è solo un caso, o forse un modo per far capire che il Diavolo può insinuarsi nella vita più agiata come può insinuarsi nel disagio e nello sconforto. Un altro forte dualismo è fra scienza e religione, ma anche qua non è netto, anzi, va a fondersi ancora una volta nella persona di Padre Karras, che incarna sia il prete che lo psicologo. Un personaggio tormentato e riuscito alla perfezione, che riesce a trasmettere la fragilità dell’essere umano unita alla volontà di ritrovare la fede, di sentire la presenza di Dio.

Regan rappresenta l’innocente, l’agnello sacrificale, l’esca che viene presa dal Diavolo per attirare a sé molte altre persone, con l’intenzione di distruggerle dall’interno. Il Maligno infatti, per essere sconfitto, richiede un prezzo molto alto, come si scoprirà alla fine del film.

Una menzione particolare va agli effetti speciali, sia quelli che riguardano la fluttuazione di Regan e il tremore del letto, diventati un cult, sia quelli riguardanti il make-up, dal viso e dal corpo sfigurato di Regan, fino al celebre vomito verde e alla voce demoniaca. Tutto ciò contribuì non poco a impressionare gli spettatori del tempo, ancora non abituati a certi artifici cinematografici.

Tirando le somme, L’esorcista è un capolavoro in tutto e per tutto, un pezzo di cinema horror ineguagliato e immancabile nella collezione di un vero appassionato. Un film da recuperare assolutamente, un cult intramontabile entrato nella storia e rimasto iconico. Se per qualche ragione vi manca, correte a guardarlo.