La cura dal benessere – Recensione

Neanche in un’amena Spa ai piedi delle Alpi si è più al sicuro. La recensione de La cura dal benessere di Gore Verbinski.

La cura dal benessere - Recensione
La cura dal benessere – Recensione

La cura dal benessere è un film di Gore Verbinski, già noto per il remake di The Ring, per la trilogia di Pirati dei Caraibi e per il più recente The Lone Ranger. La cura dal benessere è un thriller ambientato in una casa di cura situata ai piedi della alpi Svizzere, luogo ameno quanto pieno di insidie. Il giovane protagonista, Lockhart (Dane DeHaan), è un affarista di Wall Street che viene inviato dai suoi superiori a recuperare un certo signor Pembroke (Harry Groener), la cui firma è necessaria per approvare un’importante fusione aziendale. Pembroke, infatti, aveva deciso di prendersi una vacanza in Svizzera e da lì non era più tornato, lasciando solo una lettera dall’oscuro significato.

Una volta giunto a destinazione, Lockart rimane vittima di un grave incidente stradale, ed è costretto a prolungare la sua permanenza nella casa di cura. Nonostante gli ostacoli che si frappongono fra lui e l’atteso incontro con il signor Pembroke, il protagonista riesce ad incontrare il collega, ma scopre che non ha nessuna intenzione di lasciare la struttura e tornare con lui a New York. Pembroke sembra infatti aver riscoperto un nuovo benessere psico-fisico stando nella casa di cura, e non intende tornare allo stress e alla frustrazione della vita quotidiana.

Durante il suo soggiorno forzato, Lockart scopre inquietanti verità sulla casa di cura. Per cominciare, un vecchio racconto narrava che il barone proprietario dell’edificio, per rimediare alla sterilità della sorella, che voleva fare sua sposa per mantenere il sangue puro, avesse fatto esperimenti mortali su alcuni mezzadri. Gli abitanti del villaggio, successivamente, per vendicarsi, diedero fuoco al castello.

Lockart comincia quindi a sospettare che anche il signor Heinreich Volmer (Jason Isaacs), il pacato proprietario della struttura, sia responsabile di qualche attività sinistra legata ai pazienti. Nella ricerca della verità, Lockart si accorgerà ben presto che in quel luogo, apparentemente sereno e tranquillo, nulla è ciò che sembra e la sua vita è in pericolo.

La cura dal benessere è un thriller che parte con tutte le migliori premesse: ottima l’ambientazione, ottimo il pretesto, ottime le performance attoriali sia di Dane DeHaan che dell’antagonista, Jason Isaacs. Il film inizia con un’inquietante melodia di sottofondo, che ricorda molto quella presente nell’apertura del film Rosemary’s Baby di Polanski.

Ci sono anche molti altri riferimenti alla cinematografia horror, come la strada tortuosa di montagna che porta alla casa di cura, che ricorda moltissimo la strada che portava all’Overlook Hotel in Shining. Un altro elemento che riconduce al capolavoro di Kubrick è il colore bianco che predomina per tutto il film, un bianco asettico e che trasmette disagio nello spettatore.

Il bianco è quello delle vestaglie dei pazienti, delle pareti della casa di cura, delle uniformi dei medici e degli infermieri. Il bianco è tradizionalmente il simbolo della purezza, quella purezza che la casa di cura vorrebbe trasmettere, ma che verrà inevitabilmente macchiata, così come in Shining le pareti si tingono di sangue.

Lockart scopre la presenza di una paziente speciale all’interno della struttura, Hannah (Mia Goth), che viene trattata diversamente dagli altri e presa particolarmente a cuore dal direttore Volmer. Nella sua innocenza e nella sua estetica eterea, la ragazza ricorda molto la protagonista de Il mistero di Sleepy Hollow, Katrina. In effetti qualcosa di burtoniano c’è in questo film, nel suo rimando ad un’epoca passata e a una storia di famiglia pseudo-gotica/scabrosa.

Nonostante La cura dal benessere giochi principalmente sulla psicologia, non mancano un paio di scene splatter che rimandano a un torture-porn in stile Saw L’enigmista, in particolare la scena del dentista e quella della trasfusione. In un thriller psicologico che si rispetti, non può mancare il classico clichè del protagonista che scopre la verità e viene fatto passare per pazzo, precisamente ciò che accade a Lockart. In questo frangente del film, dove la ricerca della verità è quasi giunta al termine, trovo ci sia un parallelismo evidente con Shutter Island di Scorsese.

La cura dal benessere è un film costruito davvero ad arte nella prima sezione e con ottime premesse, ma fa un netto scivolone verso la fine. Infatti ci sono alcuni buchi di sceneggiatura, molti elementi non vengono spiegati a sufficienza. La parte finale del film, quella della rivelazione, risulta poco soddisfacente e scade un po’ nel surreale. Forse Verbinski ha voluto mettere troppa carne sul fuoco, esagerando e rovinando così quello che poteva essere un thriller coi fiocchi, come non se ne vedevano da tempo. Purtroppo un’occasione sprecata.

Nota per gli appassionati di musica metal: gli occhi più attenti avranno sicuramente notato la somiglianza tra l’ambientazione del film e quella del videoclip di Mein Herz Brennt dei Rammstein.

RASSEGNA PANORAMICA
3
Alessia Arnold
Horror-maniaca fin dall'infanzia, aspetto ancora l'Uomo Nero mentre molte sognano il Principe Azzurro. Il mio guardaroba è total black e quando mi chiedono se è morto qualcuno rispondo.."non ancora".
[È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, su altri siti, mailing-list, newsletter, riviste cartacee, libri, CD Rom ed altri supporti dei testi, immagini, disegni, fotografie e video del presente sito www.nonapritequestoblog.it senza la preventiva autorizzazione scritta, anche in assenza di finalità di lucro.]