Il signor Diavolo: Pupi Avati torna all’horror

Pupi Avati torna al cinema horror con Il signor Diavolo.

Dal 22 al 29 aprile si è tenuto a Bari il Bifest, ovvero il “Bari International Film Festival“, nel corso del quale il regista Pupi Avati (autore tra le altre cose di “La casa dalle finestre che ridono“, “Zeder“, “L’arcano incantatore“, “Il nascondiglio“) ha annunciato che si metterà all’opera su un nuovo progetto: “Il signor diavolo“. A distanza di sette anni dal suo ultimo film fantastico, Pupi Avati decide di cimentarsi di nuovo col cinema di genere, nella migliore tradizione italiana.
Avati infatti ha dichiarato quanto sia scontento del cinema italiano attuale, fatto solo di commedie tutte uguali e con gli stessi interpreti, che non riescono a uscire dalla mediocrità e a fare incassi abbastanza alti. Da qui nasce la voglia di ritorno al passato del regista, che con “Signor diavolo” racconterà una storia ambientata nel Polesine negli anni ’50, con protagonisti due ragazzini. Uno di loro muore, per malaria dicono i medici, ma l’amico ritiene che sia rimasto vittima di una maledizione, per aver profanato un ostia durante la prima comunione. Per vederci chiaro cercherà di entrare in contatto con una figura misteriosa che si dice abbia rapporti col Maligno in persona.

Sembra proprio che ogni fan del regista bolognese possa ritrovare in questa nuova pellicola tutti i temi tipici della sua produzione: la campagna infida e colma di segreti, l’amicizia, il mistero, la religione e il Male (ho subito pensato a “L’arcano incantatore”). Personalmente e da grande fan non vedo l’ora di poter assistere a questa nuova proiezione.

Vi lascio con le parole di Avati in persona: “Voglio tornare alle paure e alle cose che mi spaventavano quando ero ragazzino. Cosa ti spaventa di più? Credere all’esistenza del male assoluto: il demonio. Ricostruire un mondo degli anni ’50 in campagna per me è un’operazione interessante da fare. Sono eccitatissimo. Voglio tornare a misurarmi con quel mondo fantastico che era la favola contadina. Voglio ritornare a quelle storie ‘di paura’ che si raccontano davanti al camino. È un tentativo di rigenerare un cinema italiano in cui ci sono sempre i soliti cast, dove non distingui un film dall’altro. Il cinema italiano non sta incassando più nulla, il box office è un bollettino di guerra.”