Hellraiser, la saga completa

Esploriamo la saga completa di Hellraiser: tra dolore e torture il famoso libro di Clive Barker, «Schiavi dell’Inferno», ha ispirato ben nove pellicole e la decima è in arrivo.

Hellraiser saga completa
Hellraiser saga completa

Hellraiser è una delle saghe più famose nel panorama horror ed è basata sul romanzo di Clive Barker Schiavi dell’Inferno (The Hellbound Heart) da cui sono stati tratti ben nove film, più altrettanti racconti e fumetti e a quanto pare, ci sarebbe persino in progetto una serie televisiva prodotta dalla Sonar Entertainment, che mostrerà una dimensione opposta alla nostra, ma strettamente collegata, fatta di puro ed eterno dolore inteso come purificazione per raggiungere il piacere.

Protagonisti assoluti che hanno reso questa saga così accattivante e gotica sono: I Cenobiti e, tra questi, quello che si distingue è Pinhead, l’iconico personaggio con la testa ricoperta di spilli. Il nesso che accomuna tutte le storie della saga Hellraiser è una scatola, apparentemente innocua, ma che funge da vaso di Pandora, detta Cubo di LeMerchant, un contenitore stile puzzle in grado di aprire le porte dell’Inferno, e non uno come tanti, bensì una dimensione esattamente congenita dalla fervida immaginazione di Barker che rappresenta un luogo di sadiche torture, tra le più spietate (per intenderci quelle subite in Saw, paragonate a queste rappresentano il solletico fatto ad un gattino).

Inoltre, particolare importante è che i Cenobiti non possono distruggere la scatola, ma solo riceverla e farla recapitare ad un nuovo soggetto; come si evince nel terzo episodio della saga. Negli ultimi anni, Pinhead e i suoi amici torturatori sembravano essere finiti nel dimenticatoio, soppiantati da mostri più New Age come bambolotti indemoniati, ma per fortuna in occasione del nuovo capitolo della saga Hellraiser: Judgement, stanno ritornando alla ribalta, e meno male direi.
Ovviamente consiglio tutti di farsi una maratona Hellraiser stile anni ottanta/novanta. Se non avete ancora pianificato il tempo da dedicare alle 9 pellicole, A seguire troverete le trame e qualche spoiler, buona lettura!

Hellraiser
Hellraiser

1. Hellraiser (1987) scritto, prodotto e diretto da Clive Barker. Per tutti gli appassionati della saga questo film è senza dubbio uno dei più belli e contiene tutti gli aspetti più coinvolgenti quali: una casa infestata, sesso, tradimento, vendetta, omicidi e un amore che porta a compiere le peggiori azioni. La trama racconta di due coniugi Larry e la seconda moglie Julia che decidono di trasferirsi alla periferia di Londra in una casa abbandonata da anni, teatro di una passionale relazione tra Julia e il cognato Frank, i cui resti si trovano ancora nel luogo. Durante il trasloco Larry si ferisce a una mano e il sangue caduto a terra fa sì che Frank, in realtà imprigionato in una mostruosa condizione di disfacimento fisico causato dall’apertura di una misteriosa scatola, torni in vita. Julia scopre che il suo ex-amante è ancora vivo seppur in condizioni fisiche disastrose. Per tornare alla sua condizione normale ha bisogno di sangue e Julia decide di aiutarlo fornendogli delle vittime. L’epilogo avverrà quando Kirsty, la giovane figlia di Larry richiamerà nella dimensione terrestre i Supplizianti… Grandiose e inquietanti sono le interpretazioni di Doug Bradley che da qui in poi vestirà i panni di Pinhead e di Sean Chapman e Claire Higgins, rispettivamente Frank e Julia. Già da questo primo capitolo si evince palesemente la descrizione di un mondo contraddistinto da una sessualità perversa, repressa da demoni interiori. La differenza tra il romanzo e ciò che viene riportato sullo schermo è che nel racconto di Barker non si denota una sostanziale differenza di ruoli tra i Cenobiti, invece nel film la figura di Pinhead spicca tra le altre, anche nei titoli di coda, il personaggio viene identificato come “leader dei Cenobiti”, non avendo ancora il soprannome ufficiale di Pinhead (Puntaspilli).
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Hellbound: Hellraiser II – Prigionieri dell’Inferno
Hellbound: Hellraiser II – Prigionieri dell’Inferno

2. Hellbound: Hellraiser II – Prigionieri dell’Inferno (1989) di Tony Randel; segue le vicende del primo, già divenuto un cult nell’immaginario dell’orrore, e ci porta finalmente nel mondo dei Cenobiti guidati da Pinhead. Una nota particolare e da sottolineare in questo sequel è che viene presentata la dimensione dei Supplizianti in tutto il suo splendore. La trama ruota intorno al personaggio di Kirsty che, dopo il massacro avvenuto in casa sua, è finita in una clinica psichiatrica, nessuno crede alla sua storia riguardante i demoni provenienti da un’oscura dimensione, nemmeno il primario, il Dott. Channard, sembra crederle ma non è così. In realtà il dottore è uno studioso del mondo dei Cenobiti e utilizza i suoi pazienti per gli scopi più crudeli e sarà proprio grazie a una sua paziente Tiffany, esperta di rompicapi, ad usare il Cubo di Lemerchant e a riportare in vita la crudele Julia fino ad entrare nell’infernale dimensione del male. In questo capitolo, lo spettatore si sente letteralmente catapultato insieme ai protagonisti nell’enorme labirinto in cui si nascondono perverse creature e da cui non sarà facile uscire. Anche in questa pellicola rispetto al racconto di Barker si evince la connotazione di Pinhead come capo dei Cenobiti, in quanto è proprio lui che tratta con le presunte vittime. Altro aspetto molto rilevante che da qui in poi contraddistinguerà la saga Hellraiser è la presenza di elementi gore come la “rinascita” di Julia.
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Hellraiser III – Inferno sulla città
Hellraiser III – Inferno sulla città

3. Hellraiser III – Inferno sulla città (1992) di Anthony Hickox; vede Pinhead intrappolato in una statua raffigurante figure e volti distorti che viene acquistata da un ricco proprietario di un club, J.P. Monroe. Intanto Joey, un’ambiziosa e curiosa reporter viene a sapere di Pinhead e della scatola misteriosa quando vede un giovane ragazzo che viene squarciato in due dalle catene fuoriuscite da quel piccolo cubo in un ospedale. Si mette a seguire una ragazza di nome Terri fino ad un club, dove proprio Terri ed il suo ragazzo avevano rubato la scatola.
È grazie alle registrazioni di Kirsty rinvenute nel Channard Institute, che Joey e Terri vengono a conoscenza dei Cenobiti e del potere della scatola in loro possesso.
Nel frattempo, Monroe nutrirà Pinhead con il sangue di alcuni frequentatori del club in modo da liberarlo. Una volta libero, sarà ancora più spietato di prima. Questo capitolo mostra un alternanza di alti e bassi e anche se non è paragonabile al primo, senza dubbio la pellicola contiene un bel po’ di scene interessanti. Qui vengono presentati gli altri Supplizianti di cui tre molto d’effetto (uno con il viso totalmente tagliato da un cd, l’altro con una telecamera dentro la testa ed il terzo con una sigaretta che gli trapassa la gola). Molto bella e caratteristica è la strage in discoteca, davvero sconvolgente e ben fatta con tantissimo sangue e vittime.
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Hellraiser – La stirpe maledetta
Hellraiser – La stirpe maledetta

4. Hellraiser – La stirpe maledetta (1996) di Alan Smithee (alias Kevin Yagher); in questo quarto Hellraiser l’ambientazione è in una stazione spaziale, nel 2127, in cui il dottor Merchant sta manipolando la “famosa scatola del dolore” attraverso un robot, riuscendo così a liberare Pinhead, assetato di spargimenti di sangue. Merchant, però, al contrario di quanto possa sembrare, non è l’ennesimo malcapitato alla ricerca di nuovi piaceri, ma intende chiudere per sempre le porte dell’Inferno dei Cenobiti. Il film svela le origini di Pinhead e degli altri supplizianti. Unica pecca è che nonostante l’ottima recitazione di Doug Bradley, si ha l’impressione che qui Pinhead, venga messo un po’ in secondo piano.

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Hellraiser 5: Inferno
Hellraiser 5: Inferno

5. Hellraiser V: Inferno (2000) di Scott Derrickson; rappresenta un capitolo a sé stante, possiamo definirlo una variazione sul tema in quanto non ha collegamenti con i precedenti. Qui il protagonista è un poliziotto che deve indagare sul particolare caso di un bambino scomparso e mano a mano che va avanti nelle indagini tutto diventa sempre più assurdo e misterioso, fino a rendersi conto che quello che sta vivendo è il suo inferno personale. Insomma Hellraiser è sempre Hellraiser e chiunque si trovi ad avere a che fare con lui deve pagare per tutti i peccati che ha commesso. Questa pellicola si presenta come un vero e proprio trip di incubi.
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Hellraiser: Hellseeker
Hellraiser: Hellseeker

6. Hellraiser: Hellseeker (2002) di Rick Bota; Questo capitolo a differenza del precedente (Hellraiser V – Inferno), presenta dei collegamenti ai primi due episodi della serie (Hellraiser ed Hellbound: Hellraiser II), infatti ricompare Kirsty Cotton (interpretata sempre da Ashley Laurence). Qui le atmosfere gore sono ridotte al minimo (cosa molto strana per Hellraiser!) La pellicola racconta che Kirsty e il marito Trevor durante un viaggio in auto hanno un incidente e la loro vettura finisce in un lago: Trevor si salva, di Kirsty non si ha alcuna traccia. Così per Trevor avrà inizio una fase in cui realtà e fantasia si confonderanno, la polizia lo tiene d’occhio credendolo il probabile colpevole dell’incidente e eventualmente anche responsabile della scomparsa della moglie e in tutto ciò, tra donne che lo seducono, colloqui con lo psichiatra e vuoti di memoria, ha delle visioni terribili e perverse che hanno come protagonista Pinhead e i Cenobiti.
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Hellraiser: Deader
Hellraiser: Deader

7. Hellraiser: Deader (2005) di Rick Bota; è il settimo capitolo della saga e il secondo diretto da Rick Bota, (girato in contemporanea con Hellworld, Hellraiser). Questo capitolo (Deader) è un altro spinoff della saga creata da Clive Barker e si discosta ampiamente dalle tipiche produzioni hollywoodiane. La pellicola è comunque ricca di atmosfere underground e dark, particolarmente accentuate dai deprimenti paesaggi rumeni. Anche qui il gore è ridotto al minimo, fatta eccezione per il finale a base di ganci e catene.

Hellraiser: Hellworld
Hellraiser: Hellworld

8. Hellraiser: Hellworld (inedito in Italia – 2005) di Rick Bota; è il terzo lavoro firmato da Bota (dopo Hellraiser: Hellseeker e Hellraiser: Deader). La pellicola è ormai anni luce dall’opera originale di Barker. Qui si assiste al ritorno di Pinhead che terrorizza cinque amici che sono dei fan sfegatati di Hellworld, un gioco online ispirato a Hellraiser. I ragazzi sono invitati in una casa, Adam, un fan di qualsiasi cosa riguardasse Hellraiser e Le Marchand, il cui padre si è suicidato convinto di dare la sua anima ai Cenobiti. Anche le atmosfere sono ben lontane dal fascino malato della saga, anche se il gore è decisamente marcato, unico vero fattore che avvicina Hellworld ai primi capitoli.

Hellraiser: Revelations
Hellraiser: Revelations

9. Hellraiser: Revelations (inedito in Italia – 2011) di Victor Garcia. Nono e ultimo capitolo della celebre saga. Qui si nota da subito un desiderio di voler riprendere i temi puramente barkeriani per riportare “Hellraiser” alle origini. In questo capitolo infatti si ritorna a parlare di dolore inteso come estremo atto di perdizione e piacere. “Revelations” è una pellicola che nasce per questione di esigenze di copyright della Dimension Films, che detiene i diritti sulla saga: infatti per non perdere la licenza sui personaggi, la suddetta casa di produzione ha voluto produrre un nuovo film per tenere ben salda la presa sul franchise. Il prodotto finale è stato un film girato a bassissimo costo, e per rispettare il budget modesto non è stato scritturato l’attore Doug Bradley (storico Pinhead), sostituito da Stephan Smith Collins, deludendo così la maggior parte dei fans. Nella pellicola non manca una spiccata dose di sadismo (soprattutto nell’ultima parte), che in pellicole del genere non guasta mai.

Per concludere la lunga carrellata, c’è da dire che nell’epoca cinematografica d’inizio terzo millennio, dominata da rifacimenti e restyling di icone dell’orrore era doveroso parlare di Hellraiser con il suo universo assurdo e sadico, personaggio unico nel suo genere soprattutto per chi, come me, ad inizio anni novanta era adolescente. Una saga di ben nove capitoli, quale riuscito meglio e quale peggio, ognuno con un grosso peso incombente sulle spalle, quello di mantenere un brand così emblematico.