L’horror-thriller di Byron Rink debutta a Roma il 26 gennaio con la premiere al Teatro Porta Portese

Un’immagine potente e disturbante domina la locandina di Cinghia: una mano che stringe una cintura, simbolo di controllo, punizione e ossessione. È da questa tensione visiva che prende forma il nuovo film scritto e diretto da Byron Rink, che sarà presentato in premiere il 26 gennaio alle ore 21.00 presso il Teatro Porta Portese. L’ingresso è fissato a 6 euro, scelta che conferma la natura indipendente e accessibile del progetto.

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Prodotto da Orefilm, Cinghia è un thriller all’italiana / horror psicologico della durata di 1 ora e 40 minuti, girato in lingua italiana e profondamente radicato nell’esperienza collettiva della pandemia di Covid-19.

Durante la pandemia di Covid-19, un uomo perde la madre a causa dell’incuria e del mancato rispetto delle restrizioni sanitarie. Devastato dal dolore, trasforma il lutto in un piano di vendetta spietata: punire chiunque non rispetti le regole. Sul suo cammino, però, due figure si mettono sulle sue tracce: una podcaster che ricostruisce gli eventi in tempo reale e una poliziotta determinata a fermarlo. L’indagine si trasforma presto in un labirinto di ossessioni, dove il confine tra giustizia e follia diventa sempre più sottile.

Con Cinghia, Byron Rink rende omaggio ai grandi thriller all’italiana, rivisitandone le atmosfere con un linguaggio contemporaneo e legato all’attualità. Il regista spiega: «Durante la pandemia le persone si sono subito divise in due schieramenti: chi voleva rispettare le regole e chi, invece, dubitava del potere. In questo conflitto ho trovato il seme narrativo di Cinghia: la frattura sociale che si trasforma in ossessione individuale. Volevo raccontare come il dolore possa degenerare in follia, ma anche come il cinema di genere possa ancora parlare al presente con forza visiva e narrativa».

Il film utilizza il linguaggio del genere non come esercizio di stile, ma come strumento per esplorare una frattura sociale ancora aperta, lasciando che la tensione cresca fino a diventare psicologica prima ancora che narrativa.

Il cast principale è composto da Emanuela Greco, Brando Improta, Simona Fossa e dalla presenza significativa di Silvia Collatina.

Tra i volti più iconici del film, Collatina porta con sé un bagaglio simbolico di grande valore: da bambina fu protagonista di celebri thriller e horror diretti da Lucio Fulci, tra cui Quella villa accanto al cimitero (1981) e Murderock – Uccide a passo di danza (1984).

La sua presenza in Cinghia crea un ponte ideale tra il cinema di genere del passato e il nuovo omaggio di Byron Rink al thriller all’italiana, rendendo il film non solo un’opera contemporanea, ma anche un atto di continuità con una tradizione cinematografica che ha avuto un impatto decisivo a livello internazionale.

Presentato all’Apulia Web Fest 2025, Cinghia ha ottenuto quattro nomination, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Thriller/Horror, aggiudicandosi il premio per il Miglior Montaggio. Un riconoscimento che conferma la centralità della costruzione visiva e del ritmo narrativo nello stile di Rink, che firma anche montaggio e sound design.

La premiere romana rappresenta ora un momento chiave: l’incontro diretto con il pubblico, chiamato a confrontarsi con un film che non cerca consolazione, ma pone domande scomode su responsabilità, dolore e ossessione punitiva.

Cinghia arriva in sala come un’opera di genere consapevole, che utilizza il thriller per interrogare il presente e trasformare una ferita collettiva in racconto cinematografico.