Boys in the Trees – Recensione

Boys in the trees, l’horror adolescenziale opera prima di Nicholas Verso, che racconta la notte di Halloween del 1997.

Boys in the trees è un film scritto e diretto da Nicholas Verso, presentato nella sezione Orizzonti della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Boys in the trees è la storia di una mancata promessa tra due amici, una parabola perfetta che racconta di sogni infranti e ciò che ne deriva nella nostra vita da adulti. Uno spettro tematico talmente ampio che Nicholas Verso – giovane regista australiano alle prese con il suo primo lungometraggio – ha deciso di comprimerlo in una sola notte, la notte di Halloween del 1997. Una storia ambientata inizialmente durante i giorni nostri, ma infine ripensata negli anni Novanta, quando ancora Instagram e WhatsApp non si intromettevano nei rapporti giovanili.

Al calare delle tenebre, un gruppo di skater si preparano a fare baldoria tra alcool e vandalismo. Assieme a loro Corey (Toby Wallace) – un adolescente appassionato di fotografia – che si ritroverà casualmente costretto a passare la notte con un suo vecchio amico di infanzia (Jonah, interpretato da Gulliver McGrath) il quale crescendo è invece diventato lo zimbello della scuola. Prenderà così il via una nottata fatta di racconti dell’orrore, tra leggende metropolitane e suggestioni, che ricostruiranno pezzo dopo pezzo la storia della loro amicizia.

Che il novello cineasta sia un appassionato dei film di Steven Spielberg lo si capisce subito, quando la pellicola inizia magicamente a tingersi dell’atmosfera da notte delle streghe: fumi colorati e zampilli scintillanti, urla disumane e zucche sardoniche. Il climax diventa quello a cui l’immaginario da Commonwealth ci ha abituati, riprodotto in serie dentro innumerevoli film. La ricorrenza celtica in australian sauce. “I ragazzi sugli alberi” ad un primo approccio sembra un teen movie con tutti gli elementi del caso, ad iniziare dalla colonna sonora – Marilyn Manson, Rammstein, Garbage – fino alle cromature accese della fotografia curata da Marden Dean. Stranger Things con qualche anno in più (o in meno, a seconda di come lo si guarda). Ci sono le maschere da clown, il cimitero, le calze a rete sfilate delle giovani fanciulle.

Poi succede qualcosa, qualcosa che prescinde dai tempi e dal decennio in cui il lavoro di Verso è calato, qualcosa di trasversale che tramuta il film in una fiaba contemporanea. L’horror adolescenziale si cala nel ruolo da red carpet e segue prende una direzione più autoriale, diventando una riflessione sull’incanto dei desideri ormai abdicati, sui mondi paralleli che avevamo costruito nella nostra mente e che restavano intatti grazie a legami fraterni stretti durante l’infanzia. Boys in the trees assume le fattezze da diario segreto del regista, delle sue memorie, si fa più intimo e personale senza mai abbandonare per strada i connotati da racconto paranormale.

Il finale ha un sapore shyamanaliano prevedibile ma comunque ben costruito, sigilla il viaggio all-in-one-night in cui Corey e Jonah ci hanno condotti, un percorso sull’importanza di non perdere mai lo sguardo alle paure e ai desideri che crediamo dispersi, “con gli occhi dell’immaginazione invece che con quelli del realismo”.

Titolo: Boys in the trees
Titolo originale: Boys in the trees
Regia: Nicholas Verso
Attori: Toby Wallace, Gulliver McGrathMitzi RuhlmannJustin HolborowJustin Holborow
Produttore: Mushroom Pictures
Genere: Horror, Fantastico
Durata: 112 minuti
Anno: 2016
Paese: Australia