Suspiria – Recensione

Suspiria - 2018 Luca Guadagnino - Recensione
Suspiria – 2018 Luca Guadagnino – Recensione

Arriva l’horror d’autore di Luca Guadagnino che divide il pubblico in sala. La recensione di Suspiria.

Quando Suspiria uscì nei cinema nel 1977 Dario Argento era sulla cresta dell’onda. Reduce dal successo internazionale di Profondo Rosso del 1975, Il regista voleva confermarsi con qualcosa di assolutamente forte ed innovativo, fu proprio per questo motivo che decise di abbandonare il genere thriller per spingersi nel difficilissimo ed insidioso campo dell’horror esoterico. Ispirato dall’omonimo libro di Thomas de Quincey del 1845, Suspiria mette in scena la storia della giovane americana Susy Benner che trasferitasi a Friburgo per frequentare una rinomata accademia di danza si troverà suo malgrado a contatto con efferati omicidi e l’orribile segreto celato nella sua nuova scuola.

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Argento era talmente ossessionato da questo film che fece un piano di produzione che prevedeva 1500 inquadrature tutte diverse fra di loro in modo che nessuna fosse ripetuta mai in tutta la pellicola. L’utilizzo della stampa a tre matrici del negativo e la sostituzione delle gelatine per le luci di scena con veri e propri pezzi di stoffa colorata rendono il film una vera pietra miliare anche dal punto di vista fotografico, per non parlare della magistrale colonna sonora realizzata dai Goblin veri maestri nell’amplificare lo stato d’angoscia che trasudava da ogni fotogramma. Un capolavoro indiscusso, che vanta anche una rimasterizazzione in 4k nel 2017.

C’era bisogno dunque di un remake? È un’operazione artistica o semplice marketing da strapazzo? Fortunatamente le risposte a queste domande sono estremamente positive. Luca Guadagnino, è riuscito nell’impresa quasi impossibile di migliorare ed ampliare l’opera originale approfondendo l’aspetto narrativo (unico punto debole della versione del 1977) scrivendo un film su vari livelli e donando una profondità ai personaggi che assolutamente era rimasta trascurata nella sua prima incarnazione.

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La storia è pressoché identica, ma il contesto si arricchisce di nuovi elementi. Da Friburgo la scena si sposta nella Berlino ovest del 1977, sconvolta dagli attacchi terroristici e i filoni narrativi proposti sono addirittura tre. Infatti non solo vengono raccontate le vicende di Susy benner (interpretata da Dakota Johnson) ma viene anche introdotto il personaggio del Dr Josef Kemperer (interpretato dall’incredibile Tilda Swinton) che porterà avanti un’indagine privata per scoprire i segreti celati nella rinomata accademia, investigazioni che lo porteranno fino al punto di scoprire drammatiche rivelazioni sul proprio passato. Il terzo intreccio è sicuramente quello più sorprendente e racconta la vita e i conflitti delle misteriose insegnanti all’interno della scuola, tutti elementi accennati da Argento ma non caratterizzati a dovere in passato.

Ed è qui che salta all’occhio il vero valore di questo film. Argento aveva costruito meravigliose sequenze con lo scopo preciso di terrorizzare e stupire lo spettatore tralasciando tutto quello che avrebbe potuto distrarre lo spettatore dal suo stato di tensione. Qui invece ci troviamo di fronte a qualcosa di più, di un semplice esercizio di stile, la volontà di esplorare tutti gli angoli bui lasciati indietro dall’autore originale mettendoci di fronte a quella che sembra più una dichiarazione d’amore che semplice citazione cinematografica.

L’obiettivo di Guadagnino non è solo quello di spaventarvi, ma anche quello di mettere in scena una riflessione sulla condizione femminile, le dinamiche del “matriarcato” e come questi elementi siano affascinanti, travolgenti ed inquietanti per l’universo maschile.

Anche dal punto di vista tecnico quest’opera è di una qualità altissima. Messa in scena e fotografia sono di una cura incredibile, per non parlare dei ricercati movimenti della macchina da presa e un montaggio tanto visibile quanto funzionale ad amplificare la potenza del racconto. Ciliegina sulla torta, la colonna sonora realizzata da Tom Yorke, cantante dei Radiohead, che se pur molto diversa come genere da quella dei Goblin, si sposa perfettamente con la nuova chiave stilistica data al progetto.

Sicuramente chi si aspetta di morire di paura rimarrà deluso, anche se per gli amanti della violenza fisica e del sangue a palate ci sono un paio di sequenze che non vi lasceranno affatto delusi. Attenzione però, questo film non risponde ai canoni classici del cinema horror di intrattenimento, quindi arriveranno quando meno ve lo aspettate e sopratutto quando fa più male.

Suspiria di Luca Guadagnino, è un vero e proprio horror d’autore in grado di brandire l’anima dell’opera originale approfondendo e ampliando tutti gli aspetti tralasciati dall’autore del primo film. Un film molto coraggioso, fuori dagli schemi, un esempio di come andrebbe pensata e curata qualsiasi rivisitazione. L’unica critica che gli si può fare e l’utilizzo a volte di linguaggi cinematografici più vicini alla video arte che al cinema classico. Personalmente uno dei migliori remake che abbia mai visto, impressionante. 

Titolo: Suspiria
Titolo originale: Suspiria
Regia: Luca Guadagnino
Attori:   Dakota JohnsonTilda SwintonDoris Hick
Genere: horror
Durata: 
152 minuti
Anno: 
2019
Paese: 
Italia, USA

 


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RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
Alessandro Tagliabue
Designer e tecnico di post produzione cine-televisiva, appassionato di cinema, videogame e fumetti da quando ho memoria, ho anche una gran passione per la musica metal e punk hardcore!