Snuff Movie, esistono davvero?

Gli snuff movie, esistono davvero? Tra realtà e leggenda, analizziamo il fenomeno dei film snuff.

Snuff movie
Snuff movie

Sono sicuro che molti di voi, appassionati del genere horror, avranno sentito parlare di tanto in tanto dei Snuff movie. In effetti se ne parla da tempo e in particolare in questo periodo con la nuova pellicola di Eli Roth Green Inferno. Ma nonostante ciò, gli snuff movie restano avvolti nel mistero.

Per chi non lo sapesse, gli snuff movie sono pellicole low cost che mostrano violenze e torture reali su animali e nei casi estremi su esseri umani, con conseguente uccisione di essi, davanti alla telecamera, il tutto senza effetti speciali. L’occhio vigile della videocamera che cattura la morte cruenta della vittima, attira una nicchia di spettatori in crescita soprattutto negli ultimi anni, posizionando questo genere tra le pellicole più violente e depravate della storia. Insomma a quanto pare sembra che la morbosità di vedere qualcuno morire, intendo dire proprio nell’attimo in cui avviene, almeno per quanto si racconta, stia contribuendo a rendere questo filone persino una macabra forma d’arte.

Per i più curiosi basta andare su motori di ricerca per trovare filmati che mostrano la morte in diretta, personalmente nel 2000 scoprii i portali Rotten.com e Show No Mercy (ormai chiuso); e non posso negare che quegli assurdi siti incuriosivano parecchio. La prima grande star del voyeurismo mediatico fu Budd Dwyer con il suo suicidio in diretta; ma pian piano in rete si sono diffusi sempre più i filmati dei terroristi con le loro sevizie e decapitazioni. Non confondetevi però, i video di questi che torturano e uccidono le proprie vittime non sono film snuff perché intesi per uso personale o per dimostrazioni di guerra.

Secondo alcuni rumors, all’epoca della guerra nell’ex Jugoslavia, si parlò di film di questo tipo girati in quel paese che mostravano stupri con uccisione finale della vittima mentre i carnefici filmavano, ma anche in questo caso, non possono essere definiti dei veri e propri snuff movie. I film snuff per essere tali, dovrebbero avere un copione, nonché una vera e propria organizzazione atta a catturare vittime innocenti, un cast pronto a seviziare e torturare fino alla morte, e non in nome del Dio di turno, (fatta eccezione che non sia questa la trama) o per sentirsi un Dio capace di dimostrare la propria onnipotenza alla nicchia di adepti, sempre alla ricerca di emozioni sempre più estreme.

Personalmente, per quante ricerche io abbia fatto, sono giunto alla deduzione che questo tipo di pellicole, nella stragrande maggioranza dei casi, sono il frutto di leggende metropolitane anche perché, nessuna di queste è mai stata ritrovata in alcuna parte del mondo, né tantomeno confermata la veridicità, fino ad oggi almeno. Ma procediamo dalle origini.

Nel 1971 Michael e Roberta Findlay girano in Cile e Argentina una pellicola intitolata Slaughter che riporta alla luce fatti avvenuti durante la strage di Bel Air, nella quale perse la vita anche la moglie di Roman Polanski, Sharon Tate, ad opera degli adepti di Charles Manson. Slaughter però non attirò la critica anzi, fu considerato un pessimo film e acquistato per una miseria dal distributore Allan Shackleton nel ’72 che decise di ideare un campagna di marketing ad hoc secondo cui fu montata una storia in base alla quale il film era stato girato con scene di violenza non simulata. Così il titolo della pellicola divenne “Snuff”. Anche se in seguito Shackleton ammise che si trattava di una bufala, l’irruenza mediatica ormai aveva già fatto il suo corso, creando così il mito degli Snuff movie.

In Italia i più noti registi del genere sono Lenzi e Deodato con i loro “Cannibal Ferox”, Cannibal Holocaust e Jacopetti con “Mondo cane“. In questi film sono presenti scene di violenza reale su animali indifesi come tartarughe, scimmie e rettili, che ahimè culminarono con la morte delle povere bestie, nel caso di Ruggero Deodato nel suo famigerato Cannibal Holocaust (1978), il regista chiese addirittura agli attori di scomparire dalla circolazione nei mesi successivi all’uscita del film, proprio per alimentare la leggenda che le loro “morti” non fossero solo simulate.

In un mondo così digitale come quello attuale, di tanto in tanto spunta qualche sequenza di sevizie che fa il giro del mondo perché ritenuta uno snuff movie, salvo poi scoprire che è solo il frutto di un’estrapolazione da qualche film horror, usata per fini pubblicitari. Sapevate poi, che persino l’attore Charlie Sheen fu beffato nel 1997, credette di essere in possesso di uno Snuff incredibile: una donna giapponese, legata ad un letto, seviziata e fatta a pezzi da un uomo vestito da samurai. Sheen, sconvolto, consegnò il filmato all’FBI, convinto che si trattasse di torture vere. Poi fu appurato che le riprese provenivano dalla serie TV giapponese Guinea Pig, con effetti speciali molto realistici.

Per quanto possa sembrare sorprendente, ancora oggi la leggenda persiste e magari si rafforza, nonostante l’assenza di prove, ed ancora più strano è che questo mito perduri in un’epoca in cui basta davvero poco per trovare on line siti che propongono efferatezze e crudeltà (purtroppo) tutt’altro che inventate.

Ma gli snuff movie evidentemente hanno un fattore in più che fa presa sull’immaginario collettivo: come in una favola moderna mostrano simbolicamente l’avidità umana attraverso il potere occulto e pericoloso delle immagini.