L’uomo invisibile – Recensione

Il regista di Upgrade rilancia i Classic Monsters Universal. La recensione de L’uomo invisibile

L'uomo invisibile - Recensione
L’uomo invisibile – Recensione

In pieno lockdown da coronavirus esce in streaming e non in sala L’uomo invisibile scritto e diretto da Leigh Whannell (Insidious 3, Upgrade), che vede come attrice protagonista Elisabeth Moss, nota agli orrorofili per il suo ruolo di “vicina di casa” in Noi di Jordan Peele. Il regista di questo reboot, che abbiamo conosciuto in precedenza come attore nei panni di Adam in Saw – L’Enigmista, ha realizzato questo film della Blumhouse con “soli” 7 milioni di dollari, dico “soli” perché Hollywood è abituata a ben altre cifre per le sue produzioni.

Dimenticatevi L’uomo invisibile del 1933 diretto da James Whale, perché Whannell che scrive tutti i film che dirige, crea una storia completamente diversa salvaguardando rispettosamente le atmosfere dell’opera originale, ma ammodernandola con grande sapienza. Niente più infusioni alchemiche che “magicamente” danno l’invisibilità e che rendendo invisibile anche l’apparato visivo del soggetto avrebbero reso cieco il protagonista: qui l’autore ha avuto un approccio più realistico e attraverso la tecnologia, ispirandosi agli armamenti militari, ha spiegato l’inquietante potere dell’invisibilità in modo plausibile e convincente per il pubblico.

Vittima e prigioniera di una relazione violenta con un geniale scienziato, Cecilia Kass fugge dal marito nel cuore della notte facendo perdere le sue tracce. Rifugiatasi a casa dall’amico poliziotto e di sua figlia, non riuscirà però a sentirsi mai al sicuro. In uno stato di continua angoscia infatti, avrà la sensazione di essere perseguitata da una presenza invisibile.

Dopo l’intrigante, semplice, ma non banale Upgrade, Whannell mette in scena una trama scritta con maestria che comincia calcando bene la mano sui temi importanti del film. Cecilia, nome che deriva dal latino “Caecus” che significa cieco, si alza di notte in una casa meravigliosa, The Headland House, gioiello architettonico che si trova a Sydney, anche se il film è ambientato ufficialmente negli Stati Uniti. Un edificio puntuto e minaccioso fuori, austero, vuoto e labirintico dentro. Ricoperto di specchi, superfici riflettenti e colorato di toni che ricordano una prigione, è il luogo in cui da “reclusa”, Cecilia condivide con Zeus, un docile dobermann, e Adrian, il marito che anche se imbottito di diazepam per permetterle una fuga senza intoppi, incombe come una minaccia spettrale che pervade tutta la casa, quasi come se fosse già fin dall’inizio una presenza invisibile.

Pur non essendo un film autoriale e profondo di significati, L’uomo invisibile di Leigh Whannell rielabora abilmente un classico monster universal, toccando temi attualissimi come lo stalking, il cyberg bullismo e il pericolo della tecnologia legato alla privacy. Un meraviglioso parallelismo viene messo in campo tra l’invisibilità del villain e l’invisibilità di cui gode lo stalker quando perseguita la sua vittima, in questo, permettetemi di dirlo, ha reso il personaggio dell’Uomo invisibile molto più spaventoso e onnipresente del suo predecessore in bianco e nero.

Elisabeth Moss sale in cattedra e recita da star, guidandoci con la sua espressività nella variegata gamma di angoscianti stati d’animo vissuti da Cecilia. Quando avremo accumulato abbastanza pathos, la pellicola saprà spaventarci (non troppo) e sorprenderci con piccoli twist che renderanno molto più intrigante la parte finale. Il film non perde l’occasione di raccontare una storia al femminile, quella di una donna che batte la paura, ritrova la sua voce e la sua vita, in un racconto che appassiona proprio perché la protagonista ha un importante e decisivo sviluppo emotivo.

Notevoli e ossequiose sono le citazioni dell’originale, ad esempio nella scena in ospedale dove un uomo passa in barella è avvolto dalle bende, o quando Cecilia, dopo essere sta fotografata da Adrian mentre dormiva, al risveglio alzando lo sguardo vede un cappello e un trench sull’appendiabiti.

Partendo da un classico Whannell tira fuori un’opera fresca e nuova per il panorama horror attuale, tappando la bocca ai detrattori dei reboot/remake e rilanciando finalmente il tanto atteso ritorno del Dark Universe Universal. È infatti già in lavorazione il rifacimento de L’uomo lupo e a dirigerlo sarà proprio il sopra citato regista.

Titolo: L’uomo invisibile
Titolo originale: The Invisibile Man
Regia: Leigh Whannell
Attori: Elisabeth Moss, Oliver Jackson-Cohen, Harriet Dyer
GenereHorror, sci-fi, thriller
Durata
124 minuti
Anno
2020
Paese
USA, Canada, Australia