Be my Cat: a Film for Anne – Recensione

Be My Cat: A Film for Anne, il film horror capolavoro dei found footage.

Be my Cat: A Film for Anne è un film che utilizza la tecnica del found footage rinnovandola e trasformandola completamente. Durante la visione, non avremo a che fare con case infestate, spiriti o eventi soprannaturali di sorta ma, con il freddo sguardo della macchina da presa che raccoglierà frame dopo frame gli eventi disturbanti che la mente del protagonista ci metterà davanti.

La trama del film è narrata in maniera molto semplice. Adrian, il protagonista, vuole girare un film da inviare ad Anne Hathaway, la Catwoman in Il cavaliere oscuro – Il ritorno, per convincerla a realizzazione di un film insieme. Il problema dell’uomo sarà quello di dover convincere l’attrice a partecipare a questo progetto. Per fare ciò, convocherà diverse donne per girare alcune scene e per dimostrare le sue capacità sia d’attore che di regista. Come avrete già capito, dall’arrivo delle donne si scenderà sempre più in un turbinio di follia e violenza.

Adrian è un personaggio particolare che deve essere analizzato a fondo. Mentalmente malato e vittima di disturbi psichici, Adrian allontana le sua emozioni, cercando di dividere il suo io reale da quello “artistico”. Per tutto il film continua a cercare l’approvazione di ciò che sta dicendo, questa sintomatologia è evidente tramite la così detta “risata della forca”, un meccanismo di richiesta di rafforzo non verbale volta all’ascoltatore, in sostanza colui che ride si aspetta che gli altri si uniscano alla risata. Nel finale scopriremo che Adrian, da piccolo è stato oggetto di violenze ed ha vissuto situazioni traumatiche che spiegano la nascita dei suoi disturbi.

La pellicola non si concentra solo sulla personalità di Adrian, durante la proiezione lo spettatore si accorgerà di avere a che fare con diverse tematiche, tra cui lo sfruttamento della prostituzione e come in molti paesi poveri questa pratica sia una cosa del tutto normale. Altro tema presente è quello dell’ossessione, un ossessione che porta alla pazzia ed alle compulsioni. Infine, l’ultimo tema narrato sarà quello del sacrificio per l’arte, il tentativo di esprimersi tramite la sofferenza.

Be My Cat: A Film for Anne mi ha lasciato meravigliato per la sua capacità di modificare o eliminare addirittura il confine tra realtà e finzione, in quanto in certe scene sembrerà davvero di assistere al ritrovamento di uno snuff movie.

Intervista al regista:

NAQB: Perché hai scelto proprio la tecnica del found footage per il tuo film?
Per questa prima domanda Adrian mi ha indirizzato al suo manifesto di cui lascio qui il link. La risposta comunque si potrebbe sintetizzare così: le persone non dovrebbero avere l’impressione di guardare un film, in quanto ciò crea un ostacolo all’empatia che si potrebbe creare tra chi guarda e chi ha creato l’opera.

NAQB: Da dove nasce l’idea di Be my Cat: A Film for Anne?
Adrian: Qualche anno fa ideai un’opera chiamata “The Monster” basata sull’ossessione di un uomo per un’attrice, dunque decisi di adattare quell’idea e farne un film ma, più la pellicola si evolveva più diveniva una storia originale e dunque decisi di tenere solo alcuni aspetti della psicologia del protagonista del vecchio scritto.

NAQB: Quante persone hanno lavorato a questo film?
Anche qui Adrian mi ha mandato il link con tutta la crew, si parla di circa una decina di persone.

NAQB: Chi è il pubblico per quest’opera?
Adrian: Quest’opera è per tutti i fan dell’horror, dei film indipendenti, dei found footage e dei film con pazzi psicotici.

Q: Hai qualche progetto per il futuro?
Adrian: Sì. Si chiama “We Put The World to Sleep”, più info qui.

Titolo: Be my Cat: a Film for Anne
Titolo originale: Be my Cat: a Film for Anne
Regia: Adrian Țofei
Attori: Adrian Țofei, Sonia Teodori, Florentina Hariton, Alexandra Stroe
Genere: Horror, Found Footage
Durata: 87 minuti
Anno: 2015
Paese: Romania

RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
Dr Mules
Appassionato di film horror e videogiochi fin dalla tenera età. Quando i miei coetanei giocavano con le figurine, io mi improvvisavo regista utilizzando una videocamera a cassette presa coi punti del supermercato oppure stavo attaccato al divano giocando a ai videogiochi.