Thomas Neill Cream e la botanica criminale

Siete stanchi di sentir parlare dei soliti furfanti, criminali e serial killer che non ci fanno dormire la notte? State tranquilli che di dormire non se ne parla proprio, soprattuto se nella vostra camera da letto ci sono delle bellissime ma letali piante.

Come avrete potuto notare l’argomento del giorno sono per l’appunto le piante, bellissime all’esterno, ma letali all’interno.
Generalmente vengono usate per i loro principi curativi, ma dal XIX sec. a questa parte i più noti serial killer hanno iniziato a far uso di veleni derivanti da alcune di esse e non solo era insolito uccidere attraverso tale modalità, ma era anche difficile identificare la causa della morte per via delle tecnologie obsolete di quel tempo. Vorrei ricordare però che nonostante il XIX sec. fu l’alba dei moderni serial killer, nonché avvelenatori seriali, il primo caso visto con una prospettiva moderna ebbe come grande nome in risonanza quello di Locusta. L’avvelenatrice del I sec. d.c. di origine gallica, comunemente chiamata Locusta. Ella prestò i suoi servigi nel 54 ad Agrippina (madre di Nerone) per uccidere l’imperatore Claudio e venne arrestata per la morte di quest’ultimo e per altri 5 omicidi, ma si salvò grazie a Nerone che nel frattempo era divenuto Imperatore.
Successivamente con il suicidio di Nerone, Lucusta venne condannata a morte dall’imperatore Galba. Da qui al XIX sec. sono pochi i casi documentabili di avvelenatori seriali che hanno infestato il mondo di abomini contro natura e questo ci dà il tempo necessario per analizzare i veleni utilizzati, prima di parlare di uno dei più grandi avvelenatori dell’epoca vittoriana.

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Thomas Neill Cream

I primi due veleni che andremo ad analizzare sono la stricnina e la brucina conosciute tra il 1818 e il 1819 che in natura si trovano in due semi: la fava di Sant’Ignazio e la noce vomica. Ingerendo la stricnina, viene intaccato il sistema nervoso ed entro un’ora (spesso anche 10-20 minuti) i muscoli del collo e del viso si irrigidiscono, per poi propagarsi in tutto il corpo, creando degli spasmi e bloccando infine la respirazione. La brucina, invece, può essere anche inalata provocando la morte, in quanto composta da una sostanza cardiotossica. Ovviamente una cura c’è e comprende o l’uso di benzodiazepina o di carbone attivo o entrambe, da sottolineare che l’uso di carbone attivo ha un riscontro positivo solo se l’avvelenato sopravvive alle prime 24 ore.
Detto questo il 1831 è l’anno del cloroformio, indicato come rimedio per la tosse e come anestetico per le prime operazioni chirurgiche, si è scoperto poi che l’uso prolungato di questa sostanza provoca danni al fegato e ai reni.
Il cloroformio non esiste in natura, ma è un prodotto tra ipoclorito di calcio e acetone o etanolo. Questo breve excursus ci dà la possibilità di capire al meglio come agì, con le sue letali armi, il serial killer Thomas Neill Cream, di cui parlerò nelle prossime righe.
Noto anche come Lambeth l’avvelenatore, di origine scozzesi-canadesi, tra il 1881 e il 1892 uccise 5 persone in diverse parti del mondo facendo uso di veleni come il cloroformio e la stricnina. Laureatosi in medicina a Montreal iniziò a esercitare a Londra per poi tornare in Canada poco dopo. Il suo primo omicidio risale al 1879 in Ontario: una donna di nome Kate Gardener sospettata di avere una storia con Thomas Neill Cream, fu trovata morta dietro un vicolo nei pressi del suo studio. Al momento dell’autopsia nel corpo della donna non solo fu trovata una massiccia dose di cloroformio, ma anche un feto morto segno che la donna era incinta al momento dell’assassinio.
Thomas Neill Cream sostenne che il colpevole fosse un ricco uomo d’affari che dopo averla uccisa e subito un ricatto scappò negli Stati Uniti.
Nel 1880 si trasferì a Chicago ove operò non lontano da un quartiere a luci rosse offrendo aborti illegali a prostitute e fu lì che morirono altre due persone nel dicembre dello stesso anno. Una paziente del dottore, la signora Catasta muore dopo essere stata visitata da quest’ultimo.
Un altro omicidio da attribuirgli è sicuramente quello del Sig. Daniel Stott morto di stricnina, dopo che Thomas Neill Cream gli prescrisse un farmaco per l’epilessia; in questo caso sia il dottore che la moglie del defunto (divenuta l’amante di Cream prima dell’omicidio) vennero arrestati per la sua morte. Pur di evitare il carcere la moglie di Stott addossò tutta la colpa al dottore in modo che passasse la sua vita in prigione. Non vi rimase per molto in quanto nel luglio del 1891 fu scarcerato (probabilmente corruppe le autorità). Alla morte del padre, avvenuta nel 1887, ereditò una grossa fortuna ritornando poi a Londra dove si stabilì commettendo altri omicidi. Il 13 ottobre 1891 Thomas Neill Cream adescò una giovane prostituta di 19 anni offrendole un drink; il giorno dopo ella si ammalò gravemente morendo il 16 ottobre per avvelenamento da stricnina. Durante l’inchiesta il Dr. Thomas Neill Cream corruppe il coroner offrendogli 300.000 sterline affinché non parlasse.
I suoi due ultimi omicidi risalgono all’11 aprile del 1892, quando avvelenò due giovani prostitute di 21 e 18 anni offrendo loro da bere per poi farle morire in agonia con una dose di stricnina.
Catturato nello stesso anno per aver ucciso Matilde Clover (inizialmente creduta morta per via del suo alcolismo) fu arrestato e come ultimo tentativo provò ad incriminare due medici molto rispettati che però furono subito prosciolti.
Fu impiccato il 15 novembre di quell’anno e le sue ultime parole furono: I’m Jack the ripper…