Revenge – Recensione

Revenge è il primo rape & revenge movie girato da una donna: da non perdere!

Revenge - Recensione
Revenge – Recensione

Il primo film horror rape & revenge girato da una donna. La recensione di Revenge di Coralie Fargeat.

Revengefilm del 2017 diretto da Coralie Fargeat, si inscrive nel sottogenere dell’horror chiamato rape & revenge. Si tratta del primo film di questo particolare filone diretto da una regista, dato che i suoi storici predecessori (L’ultima casa a sinistra di Wes Craven, 1972; Non violentate Jennifer di Meir Zarchi, 1978) erano stati girati da uomini. E visto che in questa pellicola, così come in tutte quelle del filone, la protagonista assoluta è una donna, era l’ora che fosse proprio una donna a dirigere un film di questo tipo, per vedere il punto di vista femminile su un argomento così delicato e che riguarda il “gentil sesso” da vicino.

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Revenge ha come protagonista Jennifer (Matilda Lutz), una ragazza bellissima e molto provocante, che viene invitata da Richard (Kevin Janssens), di cui è l’amante, in una sfarzosa villa in mezzo al deserto per passare insieme qualche giorno. Inaspettatamente, nell’abitazione irromperanno a sorpresa i compagni di caccia di Richard, Stan (Vincent Colombe) e Dimitri (Guillaume Bouchede). Da quel momento in poi, per Jennifer, la vacanza si trasformerà in un incubo..

La prima cosa che salta all’occhio in Revenge è il nome della protagonista: Jennifer, proprio come la protagonista di Non violentate Jennifer di Meir Zarchi. Probabilmente si tratta di un caso, ma chi ama il genere sicuramente avrà notato questo collegamento. Tuttavia, a differenza della protagonista del film di Meir Zarchi, una donna molto a modo e piuttosto innocente, questa Jennifer è una ragazza provocante, senza freni, che non si vergogna di ostentare la propria sessualità, in tutti i modi che le sono concessi. La tipica ragazza, forse, di cui gli ignoranti potrebbero dire “se l’è cercata”. Ed è proprio questo il punto di Revenge: per la prima volta non vediamo molestata una ragazza pura e senza macchia, come avviene anche nel film di Carpenter, quindi una ragazza, tutto sommato, facile da difendere, bensì una donna che provoca ma che, non per questo, merita di più lo scempio che le viene inflitto dai suoi aguzzini.

In Revenge, il tocco tutto al femminile della Fargeat, si vede anche in questo: un atto deprecabile come quello dello stupro è deprecabile sempre, indifferentemente dalla natura della donna che lo subisce, sia essa timida, frivola o arrogante. Un punto di vista inedito, mai esplorato e sviscerato nelle precedenti pellicole rape & revenge, un elemento che fa riflettere su un tema, purtroppo, ancora drammaticamente attuale. La mano femminile si vede anche nella scena della violenza: viene più che altro lasciata intendere tramite frammenti di inquadrature, ma non si indugia più di tanto sull’atto. La parte su cui più insiste la regista è quella successiva, quella della vendetta.

Jennifer, all’inizio del film, viene dipinta, anche a livello estetico, come una moderna lolita: chupa-chups alla mano, grandi orecchini rosa a forma di stella, occhiali da sole vistosi dalla montatura bianca. Così come la protagonista del film di Kubrick, Lolita (1962), Jennifer, nella sua sensualità e frivolezza, appare quasi ingenua e disincantata, come se non si rendesse conto a pieno dell’effetto che ha sugli uomini che la circondano. Naturalmente, avverrà la tipica caduta dal Paradiso, per cui la protagonista dovrà aprire gli occhi e reinventarsi totalmente per poter sopravvivere e per potersi vendicare del torto subito… nel peggiore dei modi possibili.

Regisiticamente parlando, Revenge è un film molto dinamico e che non lascia un respiro di tregua allo spettatore: il ritmo è assolutamente incalzante e coinvolgente, la camera segue i personaggi passo per passo durante gli inseguimenti, mentre momenti di pausa sono dedicati ad ampie inquadrature, fatte anche da lontano, per abbracciare il deserto in tutta la sua straziante desolazione, che riflette la desolazione interiore di Jennifer dopo aver subito la violenza.

Come una fenice, Jennifer risorgerà dalle ceneri e si costruirà addosso una dura corazza, che la trasformerà da ragazza ingenua e un po’ superficiale a impietosa vendicatrice. Molto particolari le scene che riguardano la mutazione della protagonista, in cui sembra esattamente di entrare in un trip allucinogeno e rende il tutto ancora più enfatizzato. Infatti, la cifra stilistica di Revenge è proprio quella dell’esagerazione: tutta la parte della vendetta è molto gonfiata, appositamente, per dare il massimo risalto a quella che è l’azione centrale del film.

In Revenge non rimarranno delusi neanche gli amanti dello splatter e del gore: infatti sono numerose le scene di squartamenti, sangue, budella e chi più ne ha più ne metta. Anche questo tipo di scena è molto enfatizzato, infatti più che schifare lo spettatore genera una sorta di “guilty-pleasure”, dato che questi momenti sono abbastanza prolungati e inquadrati nei dettagli.

In conclusione, Revenge è un film che abbraccia tutti gli aspetti che un ottimo horror dovrebbe avere: tensione, suspence, azione e sangue. Si tratta di una moderna e accattivante rivisitazione degli storici rape & revenge movies, un genere che meritava una bella rispolverata. Davvero una perfetta riuscita e una prova registica degna di nota per il primo lungometraggio della Fargeat, che è riuscita a portare sul grande schermo, in maniera esemplare, un rape & revenge degno della migliore mano femminile. Consigliatissimo.

Revenge, distribuito in Italia da Koch Media, uscirà nelle sale il 6 settembre 2018.


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