Il mistero di Sleepy Hollow – Recensione

Il primo horror di Tim Burton. La recensione de Il mistero di Sleepy Hollow

Il mistero di Sleepy Hollow - Recensione
Il mistero di Sleepy Hollow – Recensione

Vent’anni fa usciva Il mistero di Sleepy Hollow ottavo lungometraggio del regista Tim Burton. Ora la Universal lo ripubblica in Blue-Ray nella collana Passione Cinema e noi ne approfittiamo per rivederlo e parlarvene un po’.

L’agente Ichabod Crane (Johnny Depp) è in perenne conflitto con le autorità cittadine di New York. I cadaveri vengono bruciati ancor prima che ne sia accertata la causa della morte e le confessioni sono accolte dalla giuria senza alcun riscontro materiale che le avvalori. Secondo Ichabod, la scienza è la risposta a ogni mistero criminale ma nessuno sembra dargli retta, finché il borgomastro (Christopher Lee) non decide di metterlo alla prova, mandando lui e le sue moderne tecniche d’indagine a risolvere il caso di Sleepy Hollow, una piccola comunità di immigrati olandesi dove sono avvenuti tre omicidi, tutti per decapitazione.

Tratto da “La leggenda di Sleepy Hollow” di Washington Irving, si tratta della prima incursione diretta di Tim Burton nell’horror, dopo aver flirtato col genere nei crossover drama-goth Edward Mani di forbice (1990) o la black comedy Beetlejuice – Spiritello porcello (1988). Il regista nel 1998 pensa di cimentarsi con una rivisitazione di Superman ma è reduce dai moderati incassi di Mars Attack, surclassato nel 1996 da Indipendence Day e non ha molta voce in capitolo agli occhi dei produttori. Deve sperare che gli vengano proposte cose interessanti e basta. Quando la Paramount gli invia il copione di Sleepy Hollow non gli sembra vero. Oltre a trovare appassionante il personaggio principale, Tim vede nella sceneggiatura la ghiotta opportunità di tuffarsi a piedi pari nel tenebroso mondo degli horror tanto amati da ragazzo: i film della Hammer, della Amicus e in particolare una delle sue pellicole preferite in assoluto, La maschera del demonio di Mario Bava, citata nel flashback di Ichabod bambino.

Lo sceneggiatore del film, Andrew Kevin Walker (Seven, The Wolf Man) e l’autore degli effetti speciali Kevin Yagher (truccatore in Nightmare 3, Face-Off) sono i due promotori iniziali del progetto e i primi designati per realizzarlo dalla Paramount: uno scrivendolo e l’altro dirigendolo. A Hollywood però si fa presto a cambiare idea, opzionare uno script e poi metterlo da parte, magari dimenticandolo per anni e anni. Solo il sì di Burton, ha finito per resuscitare Sleepy Hollow.
Walker, divenuto celebre grazie al successo di Seven, può rimettere quindi mano alla sua sceneggiatura e adattarla alle esigenze del regista, mentre Kevin Yagher deve accontentarsi di ricoprire il ruolo di make-up effects, rinunciando in via definitiva alle sue smanie registiche, già messe alla dura prova due anni prima nel loffio ma ben accolto Hellraiser – La stirpe maledetta, da lui diretto ma non firmato.

In Il mistero di Sleepy Hollow prosegue il sodalizio di Burton con Johnny Depp, che pur bravo nel ruolo di Ichabod Crane, sembra una presenza un po’ forzata. Non è la prima scelta nelle intenzioni dei produttori. Prima di lui la Paramount gira la sceneggiatura a Liam Neeson, ma alla fine si arrende alle insistenze di Burton, che pure il producer Scott Rudin ammette, “girerebbe tutti i suoi film con Depp e lo vuole a prescindere”. Prova ne è l’aspetto del personaggio di Ichabod nello script, sgradevole, al punto che l’attore chiese di interpretarlo con delle protesi facciali, idea poi scartata perché, dal momento che hai Depp nel film, non puoi rinunciare al suo fascino mettendogli un nasone orribile in mezzo al viso.

Così il regista, d’accordo con l’attore e lo sceneggiatore Walker, preferirono trasportare questa “racchiaggine” di Crane nel carattere, dandogli un piglio esasperato e un po’ nerd, mostrandolo razionalista ma un po’ su di giri. Una via di mezzo tra Peter Cushing alle prese col Mastino dei Baskerville e Topolino apprendista stregone. E discendente appunto da una strega (Lisa Marie), Ichabod è un nevrotico e maldestro indagatore dell’incubo con un grosso trauma nell’infanzia. Si ficca in mezzo ai guai per amore della verità. Non bada certo ai soldi della figlia del magnate Van Tassell, se ne invaghisce nemmeno sa lui come mai, gli viene nonostante sia tutto tranne che un sensuale damerino e rifugga amore e sesso più dei fantasmi e le streghe. Il personaggio del libro, per quanto brutto è invero assai più meschino e vorace in modo comico, e pur in maniera diversa, anche il Crane incarnato da Depp finisce per offrire alla storia tenebrosa una buona dose di ironia.

Del resto Sleepy Hollow ha sì gli elementi horror in primo piano (decapitazioni, incantesimi, sangue a fiumi) e qualche brivido lo offre, ma è pur sempre un lavoro di Tim Burton, quindi finisce per fondersi con altri contesti narrativi meno minacciosi e ostili. Per esempio gli ambienti, ricostruiti al 99 per cento, aggiungono geometrie da fiaba nera alla cruda vicenda. Lo scenografo Rick Heinrichs ne farà poi tesoro sia per le sue creazioni ambientali in Lemony Snicket che ne I Pirati dei Caraibi. I costumi di Colleen Atwood (dal Silenzio degli innocenti all’universo di pizzi e merletti del Burton più gotico) e in particolar modo le parrucche, mirano più al grottesco e l’esasperazione, che a una ricostruzione storica credibile e realista. È risaputo che sul set la troupe non riuscisse a rimaner seria per più di un minuto ogni volta che a girare erano gli attori Jeffrey Jones e Ian McDiarmid.    

In principio il regista aveva pensato di girare il film in uno stilizzato bianco e nero, come per Ed Wood, ma alla fine, discutendone con Emmanuel Lubezki, ha pensato fosse più efficace un pallore variegato al blu cadaverino e il direttore della fotografia è questo che gli ha offerto, un plumbeo viaggio di quasi due ore nelle prime ore dell’alba di una brutta giornata invernale.

Il racconto di Washington Irving (trasposto anche molto fedelmente dalla Disney nel mediometraggio Ichabod e Mr. Toad nel 1949) è citato proprio da Christopher Walken, che ne legge un passo, in La zona morta di Cronenberg. Dal professore con poteri paranormali condannato a una vita triste e disperata in quel film del 1982, al demoniaco cavaliere senza testa che lo stesso attore si ritrova a interpretare quattordici anni dopo, c’è un’ironica coincidenza meta-cinematografica che Burton non ha esitato a rimarcare.

Anche lui, come Tarantino e Rob Zombie, qualche anno più tardi, tende a far leva sulla propria cultura cinematografica ricca e feticistica, mossa da strane fisime iconiche e smanie riabilitative di certi attori minori e di culto.
Ecco quindi l’atipica bellezza di Christina Ricci (lanciata non a caso dal film La famiglia Addams) voluta tantissimo da Burton nel ruolo della dama in pericolo Katrina Van Tassel, perché il viso dell’attrice gli ricorderebbe un incrocio tra Peter Lorre e Bette Davis, icone horror indiscutibili rilevate dal regista in un improbabile incrocio genetico che potrebbe anche aver offeso l’attrice.

Poi c’è Christopher Lee, ultimo reduce disponibile dagli anni in cui i film erano pieni di ombre lunghe. Indiscussa icona della Hammer, l’attore fa le veci dei suoi colleghi Vincent Price e Peter Cushing, che di certo Burton non avrebbe esitato a reclutare nel cast. In compenso ci sono un paio di attori inglesi di tutto rispetto, magari meno noti degli scomparsi ma con un passato nel gotico cinematografico. Michael Gambon, esordiente nel film Il cervello dei morti viventi di Peter Sasdy (1971) e presente nell’altro orrido Amicus, La notte del licantropo di Paul Annet (1974) e Michael Gough, già interprete di Alfred nei due Bat-Man di Tim e con un curriculum orrorifico onorevole che va da Il fantasma dell’opera del 1952 di Terence Fisher (1952) a Le cinque chiavi del terrore di Freddie Francis (1965) e l’imperdibile Horror Hospital di Anthony Balch (1973).

Non dimentichiamoci poi Martin Landau, interprete di Peter Van Garrett, decapitato nell’incipit del film e senza prima dire nemmeno una battuta.

Ah, nonostante un cavaliere senza testa di rara efferatezza, la “evilissima” Miranda Richardson, alberi sanguinati e teste mozze, la cosa che più ha causato incubi a Tim Burton durante la lavorazione del film, durata un anno circa, è stata la presenza di Francis Ford Coppola come produttore esecutivo. Avere un gigante del cinema di tal fatta a tenerlo d’occhio non deve essere stato semplice per lui. Nonostante ciò ha realizzato uno dei suoi lavori più riusciti.

Titolo: Il mistero di Sleepy Hollow
Titolo originale: Sleepy Hollow
Regia
:  Tim Burton
Attori:  Johnny Depp, Christina Ricci, Miranda Richardson
Genere: Horror, fantasy
Durata: 105 minuti
Anno: 1999
Paese: USA