I film horror più disturbanti che devi assolutamente vedere

Disturbante è il termine che usiamo per definire quelle pellicole che riescono a sconvolgere il nostro stato psicologico. La bocca felpata, i sudori freddi, una forte pressione al petto, conati di vomito, e infine la paura più ancestrale e penetrante: la paura della morte. Indescrivibile, quando ti attraversa provi un’immensa solitudine e un terrore profondo.

Chissà perché una parte degli appassionati di horror non si accontenta di provare semplicemente paura, ma brama ogni sorta di esperienza per l’appunto “disturbante” come: ansia, angoscia, tristezza e disgusto. Ci sono probabilmente quelli “poco empatici”, che sperano di smuovere qualcosa dentro sè stessi, o i “troppo empatici”, come il sottoscritto, che amano provare emozioni negative, forse per l’illusoria speranza di poter controllare tali emozioni.

Se amate le emozioni forti e “brutte”, per un motivo o per l’altro, una cosa è certa: entriamo in un campo dove la soggettività è l’unica regola e dove nessuna idea a riguardo è opinabile. Insomma, ecco un breve elenco dei film che mi hanno disturbato di più, che ritengo al contempo opere di indubbio valore artistico e intellettuale.

The Human Centipede 2

The Human Centipede è una trilogia di film ideata e diretta da Tom Six (qui la recensione). La trama racconta le storia di un chirurgo alle prese con suo folle progetto di creare un centipede umano, cioè unire fisicamente tre individui tramite il loro apparato digerente. L’idea di base è estremamente disturbante, e state sicuri che quando proverete a spiegare ad ignari curiosi la trama del film, vedrete la loro espressione farsi sempre più disgustata. Il primo film, per quanto originale ed estremo, non raggiunge livelli di disagio poi così elevati, mentre il terzo, per quanto si spinga davvero molto oltre, è attenuato da una vena ironica. The Human Centipede 2 invece raggiunge livelli di disturbo elevatissimi, non facendoci mancare nulla: sangue, merda, violenza, stupro e un millepiedi infilato con un imbuto nell’ano. Tutto questo show di nefandezze è spalmato su uno scenario tremendamente malato fatto di disagio mentale, violenze sessuali e torture, proposto saggiamente in bianco e nero .

La ragazza della porta accanto

Il film in questione è diretto da Gregory Wilson, uscito nel 2007 racconta la storia vera dell’omicidio della sedicenne Sylvia Likens. Una povera e innocente ragazzina torturata, violentata e uccisa dalla matrigna con la collaborazione dei figli e degli amici del vicinato, di fronte alla sorellina disabile della vittima. Se non provi un forte disagio e una tristezza perforante, non sei umano. Il disturbo è provocato dal disgusto che si prova nei confronti del genere umano, la reiterata cattiveria e mancanza di pietà. Un film esasperante nel quale si fa spazio il personaggio di David, uno dei ragazzini coinvolti, che bloccato dalla paura non riuscirà inizialmente a intervenire in favore di Sylvia, ma che empatizzerà con lei fino al punto di tentare di salvarla anche se invano. La cosa drammatica è che nei fatti realmente accaduti un David non esiste, nessuno cercò mai di aiutarla, un’espediente narrativo da parte degli autori per rappresentare l’inaccettabilità dei fatti.

Salò o le 120 giornate di Sodoma

È una pellicola del 1975 diretta da Pier Paolo Pasolini che si ispira al libro del Marchese de Sade “Le 120 giornate di Sodoma”, ma ambientata durante l’occupazione fascista. Un’opera che da più di 40 anni sconvolge il quieto vivere dei benpensanti e mantiene altissima l’asticella di cosa è davvero disturbante nel cinema. Al di là delle violenze fisiche abbondanti, quello che di più infastidisce sono le umiliazioni psicologiche atte a disumanizzare le vittime, mentre a rendere tutto estremamente forte è il sottinteso che tutto ciò sia assolutamente plausibile quando si verificano situazioni di tirannia politica come nel caso di una dittatura. L’intelligenza cinematografica in atto sta nel mostrarci quanto può essere meschino l’essere umano se gliene viene data la possibilità.

Climax

Climax di Gasper Noè, è un film che si ispira ad una storia vera, aggiungendo però alcuni elementi drammatici nell’epilogo. Siamo intorno agli anni 90′ e un gruppo di ballerini si ritrova a consumare sangria contenente LSD nel corso di una festa. La pellicola sfrutta la capacità tribale ipnotica del ballo per entrare in contatto emotivo con lo spettatore, per poi catapultarlo in quello che comunemente viene chiamato “bad trip”, un brutto viaggio lisergico dove gli equilibri emotivi si disgregheranno per lasciare spazio alle pulsioni più violente e primitive. Gran parte del disagio che ho provato, e che stava per farmi uscire prematuramente dalla sala, è stato causato per l’appunto dal climax abilmente costruito da Noè e dal fatto che a farne le spese in questa infernale situazione saranno una madre e il suo bambino.

eROTik

Film di Domiziano Cristopharo, eROTik è liberamente ispirato al serial killer Jeffrey Dahmer, conosciuto anche come “il cannibale di Milwakee“. La pellicola esplora le più perverse e oscure pulsioni dell’essere umano, mostrando una sequela di nefandezze atroci come uccisioni, amputazioni, evirazioni e sesso necrofilo con effetti speciali iper-ralistici. Le scene gore sono estremamente forti e con la macchina da presa indugia sui tagli e le amputazioni, fino a farci raggiungere il massimo livello di repulsione. Dotato di un sound design curatissimo, riesce a procurare allo spettatore un’esperienza estremamente immersiva, coadiuvata dall’atmosfera oscura e inquietante è riuscita nell’improbabile impresa di farmi distogliere lo sguardo dallo schermo in più occasioni. Indubbiamente il film più disturbante che abbia mai visto.

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