Un potente folk horror olandese. La recensione di Heresy (Witte Wieven)
Heresy (Witte Wieven) è un film horror folk olandese diretto da Didier Konings e scritto da Marc S. Nollkaemper. Nel cast troviamo Anneke Sluiters, Len Leo Vincent, Nola Elvis Kemper, Reinout Bussemaker, Marc Eikelenboom, Nina Fokker e Sam Post. La pellicola, che ho avuto l’opportunità di vedere in anteprima, arriverà il 17 luglio in streaming digitale sul canale CGTV insieme ad Al progredire della notte, interessantissimo horror italiano diretto da Davide Montecchi.
La storia si svolge in un villaggio medievale. Frieda è una giovane moglie che non riesce a rimanere incinta. Sempre più disperata per via delle pressioni del marito e dei suoi concittadini, estremisti religiosi dai quali si sente sempre più minacciata, riemerge dalla foresta “maledetta” sana e salva. Il villaggio, però, la accusa di non essere stata salvata da Dio, bensì da una entità oscura e malefica.
Didier Konings, regista americano di Los Angeles, si ritrova a dirigere una piccola produzione olandese dalle risorse esigue e con quasi l’intero team composto da professionisti olandesi. L’intento è chiaro fin dalle prime immagini: rappresentare fedelmente il mito delle Witte Wieven (le donne bianche), figure del folklore olandese e belga appartenenti a leggende che risalgono al periodo precristiano. Spiriti femminili legati a luoghi come paludi, torbiere e laghi, descritte come donne misteriose vestite di bianco che compaiono solitamente in gruppi di tre. Sono considerate donne sagge e spiriti guardiani di luoghi sacri.
Le reference di Heresy (Witte Wieven) derivano da The VVitch di Robert Eggers, ma attenzione! Konings non crea un clone del tanto amato horror sulle streghe, ma un “figlio” con una sua cifra e potenza comunicativa. Anche se questa si rivela essere la sua prima regia di un lungometraggio, il regista losangelino vanta dieci anni di esperienza come concept artist in grosse produzioni hollywoodiane come: Tomb Raider, Wonder Woman, Il regno del pianeta delle scimmie, Ghostbusters: Legacy e molti altri.
In Heresy (Witte Wieven) il fantastico viene mostrato in tutto il suo splendore, con ottimi concept dei personaggi e meravigliose immagini soprannaturali. L’orrore e la bellezza coesistono insieme alla paura e al coraggio in una foresta misteriosa dove il male dell’uomo si infrange e si sgretola. La strada intrapresa da Heresy è diversa da quella dei suoi predecessori, ma coraggiosa e non meno affascinante. Per questo sono convinto che saprà ottenere l’effetto desiderato: stupire lo spettatore. La messa in scena vanta ottimi costumi e scenografie credibili, ed è raccontata da Luuk de Kok con una fotografia dalle palette cromatiche dominate dai toni freddi, accompagnate da una nebbia quasi persistente che dona all’opera un’atmosfera sospesa e onirica.
Il racconto, pur parlando di folklore in modo fedele alle fonti, affronta con un linguaggio moderno la causa femminista odierna, dando, attraverso la performance mostruosa di Anneke Sluiters che interpreta la protagonista, un messaggio forte e chiaro di lotta ed emancipazione positivo contro l’opprimente forza patriarcale e religiosa che schiaccia le donne di questa storia.
Il film sorprende sotto tutti i punti di vista: dalla bellissima estetica, alla bravura degli attori, fino all’efficacia narrativa di una storia che, nella sua semplicità, si presenta fresca e genuina. Se questo è solo il primo lungometraggio di Didier Konings, allora non possiamo che essere curiosi di vedere cosa ci riserverà in futuro. Heresy (Witte Wieven) è un film che si esprime con forza e identità, portando sullo schermo un immaginario potente, radicato nella tradizione ma con uno sguardo profondamente contemporaneo. Un horror indipendente che non ha paura di osare, e che merita di essere scoperto.
Titolo: Heresy
Titolo originale: Witte Wieven
Regia: Didier Konings
Attori: Anneke Sluiters, Len Leo Vincent, Nola Elvis Kemper, Reinout Bussemaker, Marc Eikelenboom, Nina Fokker, Sam Post
Paese: Olanda
Anno: 2024
Genere: Folk horror
Durata: 61 min








