Se nessuno ti vede, la libertà non è più desiderabile. La recensione di Heel (Good Boy)
Heel (Good Boy) è un thriller drammatico diretto da Jan Komasa e scritto da Bartek Bartosik e Naqqash Khalid. Il cast principale è composto da Anson Boon, Stephen Graham (Adolescence) e Andrea Riseborough (Mandy). Presentato inizialmente al Toronto International Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma 2025, dove l’attore protagonista Anson Boon ha vinto il Premio “Vittorio Gassman” come Miglior Attore per la sua interpretazione di Tommy, arriva nelle sale italiane dal 6 marzo distribuito da Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures.
Tommy è un diciannovenne teppista: beve, si droga, scatena risse e commette atroci atti di bullismo. Il giovane, totalmente privo di empatia verso il prossimo, viene incatenato in uno scantinato da Chris, padre di famiglia che, insieme alla moglie Kathryn, vuole trasformarlo in un “bravo ragazzo” (Good Boy). Una riabilitazione forzata che gli restituirà la libertà poco alla volta, e solo se saprà conquistarsela.
Ribattezzato Heel per evitare confusione con un omonimo horror norvegese uscito nello stesso periodo, il film di Komasa — regista polacco candidato agli Academy Awards nel 2020 per Corpus Christi — è un’opera che scardina molte delle nostre certezze. Vale la pena essere liberi se nessuno ti vede?
Il percorso di Tommy è qualcosa che, da spettatori, finiamo quasi per desiderare: costretti lontano dai social, non più obbligati a interpretare il nostro ruolo nella società, con davanti tantissimo tempo per leggere un libro e riflettere — qualcosa di cui la società contemporanea ci ha subdolamente privati. Tommy può così tornare ad apprezzare ogni piccolo privilegio che, nel tran tran quotidiano, finisce per apparire scontato. La libertà, passo dopo passo, diventa un buffet che torna ad avere un sapore pieno e sapido.
Molte sono state le letture dedicate all’opera di Komasa: c’è chi vi riconosce una critica all’istituzione della famiglia quando diventa tossica e violenta, e chi intravede un sottotesto politico, leggendo nel film la metafora dei regimi che tentano di “normalizzare” chi è diverso o ribelle. O chi, ancora più pigramente, tira in ballo paragoni con Arancia Meccanica o Saltburn.
Ma quello che la pellicola vuole raccontare lo spiega lo stesso Jan Komasa: «Good Boy è nato da un’idea che non riuscivo a togliermi dalla testa: in un mondo affamato di attenzione, la libertà è ancora desiderabile se nessuno ti vede? Sceglieremmo l’autonomia nella solitudine o preferiremmo rinunciare alla libertà per il conforto di cure costanti? Lavorando con Stephen Graham, Andrea Riseborough e Anson Boon, ho voluto esplorare la sottile linea di demarcazione tra amore e tirannia, silenzio e violenza, il tutto intriso di un senso dell’umorismo nero britannico e polacco senza compromessi, che aleggia provocatoriamente nella zona grigia della moralità».
Good Boy è un film prezioso, perché capace di scatenare domande nello spettatore: forse non siamo bulli e cattivi come Tommy, ma probabilmente siamo capaci di fare male agli altri senza farci caso, viviamo sempre più privi di empatia, svuotati e disillusi. Accettiamo di vivere una libertà che ha un costo molto alto in termini emotivi. Asciutto e diretto come un pugno in faccia, Good Boy riesce a fare breccia nella testa dello spettatore anche grazie alla prova attoriale mostruosa di Anson Boon.
Titolo: Heel
Titolo originale: Good Boy
Regia: Jan Komasa
Attori: Anson Boon, Stephen Graham, Andrea Riseborough
Paese: Polonia, Inghilterra
Anno: 2025
Genere: drammatico, thriller
Durata: 110 min











