Grand Guignol Madness – Recensione

Si apre il sipario del nuovo spettacolo degli orrori di Davide Pesca – La recensione di Grand Guignol Madness

Gran Guignol Madness - Recensione
Grand Guignol Madness – Recensione

Grand Guignol Madness – Show Your Fear è il titolo del nuovo e violentissimo film di Davide Pesca, regista underground che abbiamo imparato a conoscere grazie ai suoi precedenti film, Suffering Bible e Dead Butterfly, distribuiti da Home Movies. L’opera trae ispirazione e prende in prestito anche parte del suo nome dal teatro Grand Guignol, celebre fucina di “nefandezze” artistiche che tra il 1897 e il 1963 che ha turbato e affascinato Parigi, e uscirà in home video verso la fine di ottobre distribuito da Digitmovies.

Nel cinema di Davide Pesca c’è sempre un trait d’union caratterizzato da elementi che si ripetono tra un film e l’altro, come un marchio di fabbrica, e che come spesso accade immette l’artista in un binario stilistico auto imposto nel quale se a proprio agio riesce a esprimere se stesso al meglio. Per questa ragione anche in Grand Guignol Madness ritroviamo i temi a lui tanto cari come: la religione, il peccato, il martirio, la punizione, l’autoflagellazione e il binomio dolore-piacere e distruzione-elevazione.

“IL SUONO DEL LAMENTO CAUSATO DALLA SOFFERENZA è PRESSOCHé IDENTICO AL GEMITO CAUSATO DAL PIACERE…”

Anche la struttura di questo nuovo guignolesco film non cambia, diventando quasi una sorta di format “powered by Pesca“, nel quale vengono riproposti: i capitoli, il racconto cornice che li contiene, il torture porn e lo stile video-art, privo (o quasi) di dialoghi.

Dust to dust, save the planet, the competition, muscles, The Hearbreaker, Shot my soul main short Broken Mindll, sono i sei i capitoli che verranno racchiusi nell’episodio cornice, che vede una donna malata in un letto di ospedale, piena di tubi infilati nel corpo che dovrebbero servire a favorire la sua salute, ma che in realtà sembrano più una costrizione, una punizione, appaiono quasi come delle catene che la tengono prigioniera. Un’immagine che richiama e si collega simbolicamente all’angelo “suppliziante” che troviamo in Dead Butterfly, il film precedente.

Migliora enormemente l’estetica e la qualità dell’immagine rispetto al passato, un’evoluzione tecnica che tocca anche la bontà delle riprese, che mostrano una mano più consapevole nelle inquadrature. Questo nuovo film di Pesca è caratterizzato dalla crescita generale e lo si nota maggiormente nella sceneggiatura che porta anche se sempre nella stessa struttura, storie più profonde ed elaborate, con addirittura qualche sprazzo di dialogo, un tabù fin ora per il regista.

Una cam girl riceve un “regalo” intossicante che avrà effetti devastanti sul suo corpo e così comincerà lo show di dolore, con sangue e liquidi verdastri che si mischiano tra loro in un’ escalation di decomposizione che sfocia fino al body-horror. Un ecologista estremamente puntiglioso e violento ha un rimedio tutto suo per salvare il pianeta. Un sexy spettacolo burlesque sfocerà nella necrofilia e nella spettacolarizzazione della morte, queste sono alcune delle storie che diventeranno il pretesto per raggiungere il catartico momento del torture-porn, quello che al regista piace tanto, anche per via della sua smodata passione per gli effetti speciali splatter.

I fan di Pesca noteranno anche qualche altra piccola novità, come le scene di natura morta, innesti in bianco e nero, animali che si decompongono in timelapse, effetti video anni ’80 ed esperimenti audio davvero audaci, come il sonoro che balza da un orecchio all’altro dello spettatore disturbandolo e dandogli un senso di disorientamento utile alle finalità della pellicola. Pesca osa, si prende come al solito i suoi non pochi rischi, mostrando di non essere condizionato dal concetto di “bello” comune. Per l’ennesima volta ribadisce a colpi di immagini violente quanto il suo cinema sia più vicino alla video-art piuttosto che ai prodotti a cui è abituato il pubblico generalista. Il concept è al primo posto, così la sua opera assume le sembianze di ibrido cinematografico che diventa ad ogni step sempre di più un tratto distintivo del regista.

Titolo: Grand Guignol Madness – Show Your Fear
Titolo originale: Grand Guignol Madness – Show Your Fear
Regia: Davide Pesca
Attori: Mary Rubes, Stefania Venneri
Genere: Horror, Gore
Durata: 66 minuti
Anno: 2020
Paese: Italia