American Horror Story: Cult 7×06 – Recensione

La conquista della fama inizia dalla morte. Ecco la recensione del sesto episodio di “American Horror Story: Cult”: Mid-Western Assassin.

American Horror Story: Cult 7x06
American Horror Story: Cult 7×06

[Attenzione! L’articolo può contenere spoiler.]

American Horror Story: Cult resterà sicuramente come una delle stagioni più amate della serie. Le critiche e i dati parlano chiaro. Forte di una trama avvincente e attuale, AHS dà vita a personaggi ben definiti e caratterizzati con grande realismo, in balia di una “guerra”, perché tale è l’aria che si respira. Winter, Ally e gli altri sono in guerra contro il mondo per decidere come sarà il Domani, che adesso è sospeso su un abisso perché nella testa di un ragazzo come gli altri un giorno qualcosa si è spezzato… e questi è risorto per distruggere il mondo.

La sanità mentale è sopravvalutata

Cult resterà nella memoria come la stagione dei colpi di scena, per come le vicende sono state così finemente intrecciate e sappiano sorprendere lo spettatore. Cult resterà per Kai Anderson (un Evan Peters da paura!) che ha dimostrato con Mid-Western Assassin quanto sia machiavellico e spietato il suo genio, donando un crudo spaccato della natura umana.

“Se si crede già in qualcosa, non riesce a convincerti.” sussurra Meadow a Ally, mentre insieme tentano di sfuggire alle grinfie della setta. Ryan Murphy punta l’attenzione potentemente su uno dei pericoli della nostra generazione: la vulnerabilità d’essere senza scopo, insicuri, eco di una società incerta. E un nave che ha perso la rotta può facilmente essere carpita da un vento di tempesta.

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Infatti, se si presta ben attenzione alle parole di Kai, al modo in cui manipola i suoi “fedeli”, o ancora meglio quando parla nei comizi politici, ci si accorge che non discorre mai di qualcosa di concreto. Spesso filosofeggia, lasciando che le persone sentano ciò che vogliono sentire, invece di ascoltare davvero, e tale capacità  rende Kai davvero un grande “illusionista della parola”. La candidatura di Anderson, però, non è in realtà politica, ma reazionaria, una presa di posizione per incitare alla paura, al caos e, sebbene ciò finalmente non passi in osservato (a discapito di una bravissima Mare Winningham), Kai è sempre un passo avanti agli altri. Sa che non potrà andare molto lontano all’interno di un consiglio comunale, che ci vorrà un gesto memorabile per conquistare la fama… Niente di più facile. In fondo “Siamo n un paese cristiano. La gente ama le resurrezioni.”